RISING INSANE: la furia metalcore incontra l’emozione del melodico nel secondo album PORCELAIN.

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RISING INSANE

 

 

 

 

Il metalcore non è esclusiva dell’oltreoceano e seppure in quantità più ridotta, in Europa, sono stanziate alcune formazioni più iconiche del genere, di cui gli Stati con la pletora più assortita sono il Regno Unito e la Germania, vedesi gli Architects, i Caliban e molti altri. Oggi parliamo di Long Branch Records, che sta inglobando una serie di nomi promettenti dal metalcore e dal post-hardcore, competitor della label tedesca Arising Empire che al momento detiene la selezione più forte del centro Europa.

 

 

 

 

Sotto l’egida Long Branch sono i RISING INSANE, una formazione metalcore tedesca da 5 in attività dal 2012. Il debutto è avvenuto con il primo album NATION nel 2017 e con il nuovo contratto discografico è arrivato il secondo PORCELAIN il 1° novembre 2019.

 

 

 

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RISING INSANE. PORCELAIN.

Track by track review

 

 

 

 

PORCELAIN è un album da 12 tracce senza interludi, che procede tenendo alta l’asticella della potenza dal primo all’ultimo capitolo. Attacca sparando a pieni cilindri con The Marks You Left e un riffing inquietante che si fa presto affrettato insieme alle percussioni. La formula in vetrina è chiaramente heavy-yet-hooky. Il coinvolgimento è promosso da una serie di elementi combinati brillantemente: un’accattivante sezione ritmica, un favoloso catchy chorus, innesti melodici messi a punto con le chitarre e una combinazione potente di cantato distorto e pulito. I Rising Insane iniziano col piede sul pedale giusto.

 

 

 

 

In questa formazione l’influenza Annisokay e Northlane è molto evidente. Questo è manifestato nella seconda Porcelain, che lavora sulla doppietta di harsh-clean vocals aggiustando il tiro dell’heaviness sul magnetismo del verso pulito appoggiato su un abbondante sintetizzato di base. La title track è orientata alla proporzione brillante tra il melodico e la struttura -core, cortesia dell’emozione caricata sul cantato pulito e sui lead melodici che accompagnano le sezioni più intense.

 

Guarda Rising Insane – Porcelain (Official Video):

 

 

Dal magnetismo al caos, con un attacco in tensione totale col “tic tac” sussurrato di Helpless. Il pezzo alza all’istante un muro di chitarroni aggrovigliati, frenetici e battenti. Gloria di down-tuned, a tutti bassi e ritmica antagonistica, il brano si stanzia tra le tracce banger dotate di un ritornello appassionato. Al 2,50 arriva anche un mastodontico breakdown!

 

La distruzione non viene abbassata, ma continua la sua corsa nella successiva Neurotic, con chitarre livellate sin dal principio all’interno di un costante groove.  Procede agitata da capo a coda, con istanti da true headbangers trafitti da intersezioni circolari di chitarra che emergono di tanto in tanto. I versi in pulito, pieno e corposo – ben lontano da quei registri plastici e acuti di alcune formazioni post-hardcore e metalcore – preparano alle esplosioni successive senza diminuirne la furia.

 

 

 

 

Avvolta da un’atmosfera suggestiva e riffing à la Architects la prossima traccia Half Life. Reminiscente dei mostri del metalcore inglese, il brano si snoda su una linea vocale altamente emozionale, tra le clean vocals cantate a pieni polmoni attraverso un ritornello di grande fascino, quanto sul semi parlato dei versi di intermezzo, al mid growl in botta e risposta con il pulito. C’è poco da aggiungere, se non che si tratti di una delle tracce più belle dell’intero album.

 

I Rising Insane escono dal perimetro strettamente metalcore in The Lost Kids, introducendo un semi rappato su un arrangiamento elettronico e palpitante, tra il rap metal e il nu metal. Tra la pulsazione di base e gli istanti in cui l’esecuzione è trainata dall’impeto dei chitarroni, il brano pesta pesante i piedi e propaga un coinvolgimento in versione anthemic, destinato alla grande folla.

 

Frenetico sul mestiere da doppio pedale e rullante e un lavoro di corde altrettanto inarrestabile e serrato Silent Screaming. Il brano ha un retroscena drammatico favorito dal sintetizzato etereo. Un brano tormentato con growl costante e 100% heaviness. Oscuro sul ritornello, si apre a una sezione di cantato pulito languido e lontano, spettrale quel tanto che serve e rinforzare il buio generale del brano. In certi frangenti ricorda il sound degli parigini Novelists.

 

 

 

 

Ignite si schiera direttamente tra le tracce polverizzanti con un formato blindato di metalcore che vede i Rising Insane all’apice della ferocia e dell’intrattenimento. Riprende le fila dal drammatico atmosferico della precedente per i primi secondi su cui lascia entrare lo screaming più feroce dell’intero disco, appaiato a un growl altrettanto spietato. Il brano fa del riffing in accordatura bassa il protagonista del boato e attinge direttamente al chug metalcore con immancabile breakdown. Il tappeto ritmico è in grado di far sbattere la testa e aprire un pit sotto palco, mentre un ritornello ad alta orecchiabilità con un bel giro melodico di chitarra, ne fa un brano memorabile.

 

Il prossimo si introduce con cantato pulito e scenario atmosferico e si è portati a pensare che la virata sia verso il melodico totale. Erronea impressione, perché Last Fragments continua a spingere il pedale dell’heaviness, su cui però incastra sezioni inclinate al post-hardcore. Il brano mette in vetrina blast beats atomici, e passaggi in cui sono in doppietta matematica con riffing stoppato nei post-chorus.

 

 

 

 

Similmente Awakening, è una traccia regolata dalle chitarre. Si tratta di una corsa continua, rapidissima sulle percussioni, con un lavoro circolare di chitarra che vortica in superficie e un ritornello melodico sulla scia di sonorità tipicamente Annisokay. In un paio di occasioni, il brano si spezza, di cui la prima volta come climax all’enorme breakdown del minuto 1,54, la seconda volta in coda, a riappacificare il cardiopalmo dell’intera esecuzione sfumandone i toni finali.

 

Nella penultima traccia Born To Live, i Rising Insane si affacciano sul versante melodico, impiegando linee di chitarra pulite, riverberate e dai toni delicati. L’aggressione adottata come filo conduttore nel disco, qui si mescola bene al melodico e mette in scena un numero post-hardcore, con ampi passaggi di ossigeno e un maggiore ausilio di cantato pulito. C’è abbastanza spazio per un breakdown che vuole entrare prepotente nell’arrangiamento, ma il calibro è equilibrato sui due versanti heavy e melodic e tirato a lucido da un ritornello ricantabile.

 

 

 

 

Una conclusione degna delle tonalità che hanno regolato l’album arriva con The Summary, che chiude il cerchio della ferocia metalcore, condita da contaminazioni post-hardcore e melodie orecchiabili. Con un’ultima dimostrazione della propria capacità di fornire benzina per accelerare quando necessario, una scintilla per l’esplosione del muro del suono e momenti di suggestivo melodico per incontrare l’emozione, i Rising Insane si riaffacciano sulla scena con un album di ottima produzione, che valorizza tutti quei dettagli che rendono il sound sfaccettato e ne permettono l’uscita dal perimetro convenzionale del genere.

 

Adatto a tutti coloro che cercano l’intensità attraverso un intero album, senza rinunciare ai momenti di coinvolgimento emotivo.

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: The Marks You Left, Porcelain, Half Life, The Lost Kids, Silent Screaming, Ignite, Born To Live

 

 

    Rising Insane – Porcelain tracklist:

 

1. The Marks You Left

2. Porcelain

3. Helpless

4. Neurotic

5. Half Life

6. The Lost Kids

7. Silent Screaming

8. Ignite

9. Last Fragments

10. Awakening

11. Born To Live

12. The Summary

 

 

 

 

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