ROSEVIEW. THE MISERY IN ME. Un messaggio di luce attraverso l’oscurità del tunnel.

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ROSEVIEW.

Outfit e messaggio

 

 

 

I Roseview sono una formazione dal melodic hardcore e provengono da Portland, Maine dove si sono formati nel 2015. Il lineup corrente include: Duncan Cook alle vocals, Brandon Embelton alla chitarra ritmica, Keanu Papassavas-Temor alla chitarra solista, il bassista Topaz Papassavas-Temor  e il batterista Jake Wertman.

 

 

 

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Al centro dello spirito creatore della musica dei Roseview una mentalità positiva contro un mondo dove è semplice lasciarsi trasportare e cambiare da eventi negativi.

 

Il 31 Agosto 2018 hanno pubblicato il nuovo album The Misery In Me tramite Tragic Hero Records, dedicato a coloro che conducono le proprie battaglie quotidiane contro i problemi di salute mentale e contro le difficoltà della vita.

 

 

 

 

ROSEVIEW. THE MISERY IN ME.

Recensione traccia per traccia

 

 

 

 

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Il brano a venire sarà molto amato dai seguaci dell’hardcore melodico, Leap per via dell’arrangiamento esplosivo nella sezione ritmica in attacco e una favolosa evoluzione melodica. Con l’ingresso dell’armonia, si metterà in mostra la capacità dei Roseview di combinare momenti hardcore con suoni dotati di bellezza e alta catchiness. Un virtuoso lavoro di chitarre percorre l’intero pezzo, dove la ripetizione del ritornello è frequente ed è testimonianza del binomio di linea vocale e melodie da trasporto totale. 

 

Guarda il video ufficiale di Roseview – Leap:

 

 

Terza in coda la fragile Haze, traccia intrisa di emozione che avvolge la tematica di qualcuno che sta vivendo la propria battaglia mentale. La mente come un luogo spaventoso e oscuro, è il posto dove la persona si perde tra l’affollarsi di pensieri confusi e oscuri.  Sul ciglio della perdita totale della speranza, la persona dentro a un mondo sconosciuto chiama aiuto per poter essere restituita alla vita consueta e una volta amata. Un pezzo trainato da un’emozione allo stato grezzo, ma raffinata, che percorre la schiena dell’ascoltatore sin dall’arpeggio iniziale e un uso prevalente della linea vocale pulita di Duncan Cook, delicata e malinconica. Un unisono melodico di tutto lo strumentale è a supporto dell’armonia sino al secondo minuto. Da qui si introducono gradualmente il cantato distorto ma trainato con forza dalla stessa passione, e una progressione di strumentale più impetuoso che sopraggiunge con una leggera accelerazione del tappeto ritmico. Il pezzo ha una carica emozionale mastodontica, bellissimo nel ritornello e nell’intera composizione.

 

Ascolta la release audio ufficiale di Roseview – Haze:

 

 

Con Reach l’ascoltatore si addentra in un fitto groviglio. Alla stregua dello screaming abrasivo, il cantato si intreccia a una versione molto interessante della voce di questo frontman. C’è qualcosa che va oltre le sole distorsioni tratte dai generi -core, c’è una linea vocale da rock arena e alternative metal vocals che si merita una nota di merito a riguardo, soprattutto sottolineata dal chorus. Approcciando al secondo minuto si aprono voragini operate da un riffing stoppato in combinazione matematica ad un altrettanto mordace drumming. Break down e un senso di oscurità legato nelle testualità al concetto di  luce in fondo al tunnel che si fa sempre più dissipata, percorrono l’intera traccia dove emerge interamente l’aspetto tedioso dei Roseview.

 

Il pezzo amato dai veterani dell’hardcore più massacrante e martellante: Step. Questo brano è ignorante e dotato di linee di basso che picchiano assieme al lavoro di pelli muscoloso. Attenzione perché contiene break down ad alta distruzione. Il pezzo apre a un ritornello spazioso che si guadagna il ricantato immediato su un mid range growl.

 

Un pezzo forte del disco, sia musicalmente che testualmente è la successiva Graveyard. Il pezzo si evolve sul tema della morte e della perdita dolorosa di qualcuno di amato. La lezione che i Roseview vogliono diffondere dietro alla tragedia: possiamo scegliere se proseguire la nostra vita incentrandoci sulla negatività, o risorgere dalla sofferenza portando con noi l’amore per condurre un’esistenza di crescita personale e divenire persone migliori per noi stessi e il nostro futuro. Coloro che se ne sono andati non saranno più soli perché potranno ricongiungersi a coloro che hanno perduto in precedenza, e coloro che restano hanno la possibilità di ricordarli portandoli per sempre con sé. Un concetto di connessione e amore nella perdita muove la traccia su testi che sono tra i più notevoli del disco. Musicalmente, l’arrangiamento è altrettanto carico di emozione e intensità sia negli istanti di maggiore frenesia, sia nei rallentamenti. Ma sempre attraverso testi cantati alla stregua delle corde vocali su screaming perforante e lacerante.

 

Guarda il video ufficiale di Roseview – Graveyard:

 

 

Un pezzo dedicato agli amanti dell’hardcore punk Home, inclinato al melodico, prevalentemente trainato da un tappeto ritmico saltellante e cantato pulito, ritornello accessibile e accostato ad intersezioni immancabili harsh vocals. Il pezzo è regolato da passaggi con intricato lavoro di corde e ausilio di elementi elettronici tintinnanti nel retro.  

 

Tra rallentamenti e furia ritmica la terzultima Ghost dove la variazione sembra essere fulcro del pezzo. La formula del catchy chorus in versione stadio è ripresa anche qui, e scivola tra la ferocia vocale che tra screaming epici perfora l’udito. Questo è il brano da cui è stato estratto il titolo del disco, ritrovabile nel testo nel  fraseggio “Tear down these walls, and you will see, the misery in me, the misery in me”. La traccia riflette ancora una volta un messaggio positivo per coloro che soffrono di depressione, che li conduce talvolta all’isolamento e al sentirsi un fantasma anche nella propria casa. I Roseview discutono qui la necessità di trovare qualcosa a cui appigliarsi, qualcosa a cui mirare per riportare sé stessi alla realtà. C’è sempre qualcosa che possiamo fare se ci sproniamo a cercare quella luce.

 

 

 

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Tunnel Vision è un pezzo che si merita di essere approfondito, per un inizio che lascia pensare alla nevrosi hardcore di chitarre e batteria, energico nel coinvolgimento e attraverso i gang chants del ritornello, ma che poi si avvia ad una direzione di metalcore apocalittico, oscuro e denso approcciando la metà. Un’evoluzione inattesa e piacevole, che specialmente nei giri di chitarra stoppati e l’aggressione in crescendo delle distorsioni vocali, convoglia un senso di alto disagio e disturbo. In chiusura il brano torna sulle note iniziali.

 

Con il proprio signature sound i Roseview si apprestano a salutare con la traccia conclusiva December. Con qualcosa di vicino al parlato rappato, la linea vocale si dimena con la stessa disperazione dell’intero disco attraverso passaggi di strumentale essenziale, e momenti in cui questo si fa più affrettato. Istanti incantevoli di arpeggio sospeso ed etereo saltano in momenti potenti e travolgenti. La linea melodica è il cavo di trazione dell’intero brano, così come questa formazione ha scelto per la sonorità che ha plasmato. The Misery In Me è un album ben costruito e percorso da emozione da capo a fondo che riesce nell’intento di ispirare e portare luce con i messaggi che i Roseview vogliono diffondere con la propria musica, chiara espressione della passione.

 

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Retrace, Leap, Haze, Reach, Graveyard, Tunnel Vision

 

 

 

Tracklist completa per Roseview – The Misery In Me:

 

1. Retrace

2. Leap

3. Haze

4. Reach

5. Step

6. Graveyard

7. Home

8. Ghost

9. Tunnel Vision

10. December

 

 

 

 

 

 

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