SAILS OF SERENITY e il concept album THE CROSSING. La materializzazione del desiderio recondito del viaggio.

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 SAILS OF SERENITY.

 

Metalcore dal paese della luna calante.

 

 

 

Per chi era convinto fino ad ora che il metalcore fosse esclusiva del continente dei canguri o del Paese a stelle e strisce, vi introduco ai Sails Of Serenity, una formazione da quattro membri proveniente dallo stato della luna calante, la Turchia. Vengono da Istanbul e sono: Selim Devirek alla voce, Sercan Alkin e Harun Sekmen alle chitarre, e il batterista Alter Guven. La forma di metalcore che propongono sconfina nel djent e nel progressive metalcore, non risparmia brutalità ma diluisce anche una gran quantità di melodico dipingendo scenari con la musica.

 

 

 

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Hanno alle spalle un primo EP da sei tracce intitolato Gold To Rust del 2016 e dello stesso anno un singolo chiamato The Bitter End. Sono alle soglie del nuovo full-length The Crossing, in pubblicazione tramite Famined Records il 17 Agosto 2018 che ho avuto con estremo piacere l’opportunità di recensire in première per i lettori di SICK AND SOUND. Il potenziale è alto, il talento riversato nella composizione anche. Un album tutt’altro che semplice, ma strutturato e ricco di numerosi elementi incastrati in modo da proporre l’immagine di un viaggio indimenticabile. A voi la lettura e l’ascolto.

 

 

 

SAILS OF SERENITY. THE CROSSING.

Track by track review

 

 

 


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è un concept album, un viaggio non solo idealizzato ma che è traslitterato nella stessa suddivisione delle tracce che sono ripartite in tre sezioni concettuali: partenza, viaggio, arrivo. Un viaggio che si snoda su nove tracce più un intro, la traccia di apertura strumentale Wanderlust. Come suggerisce il titolo, il desiderio recondito al viaggio parte da qui, con un’introduzione sinfonica intrisa di emozione su ensemble di archi che dipinge uno scenario a tinte di pura meraviglia, come molte volte nella vostra vita l’avrete visualizzato assieme alla soundtrack di un film fra i titoli di apertura.

 

Con i Sails Of Serenity l’ascoltatore si imbarca con il primo vero brano opener della collezione e della sezione “Departure” intitolato Castaway. La formazione turca non si perde in chiacchiere e mette in bella mostra il proprio output sonoro su strumentale squarciante e distorsioni vocali di fuoco in mid range growl. Come un naufrago approdato all’isola sperduta, il brano ha un’inestinguibile forza d’animo. Castaway è un brano prevalentemente battente che si snoda su un lavoro di corde molto ricco e intricato, con una varietà di tecniche e favoloso assolo. Coinvolge e travolge col flusso e riflusso del suo catchy chorus. Impossibile non ricantarlo, specialmente dalla seconda metà quando subisce una ripetizione continua prima che il solo strumentale ne riprenda il ritmo insieme agli elementi atmosferici che aveva disciolto nel retro dell’intero brano.

 

Guarda il video ufficiale di Sails Of Serenity – Castaway:

 

 

Between the Devil and the Deep Blue Sea, no non è il titolo del terzo album della formazione statunitense leggendaria del Southern rock, ma la frase idiomatica relativa alla sfera dell’essere umano e del suo dilemma conflittuale di trovarsi tra due situazioni sgradite. Un brano che è un mastodonte di metalcore che ricorda il migliore riffing in precisione matematica alla batteria in blast del genere mainstream di band come i Caliban, specialmente relativo all’ultimo disco. Il brano accoglie del break down imponenti che si aprono come voragini e lasciano scivolare all’interno synth atmosferico in sospensione eterea. Atmosferico e ambience sono gli aspetti prevalenti del pezzo e riescono in pieno nel convogliare la sensazione di tormento umano suggerita dal titolo. Degno di nota è il break down dal minuto 3,25 che apre a un rallentamento considerevole dell’arrangiamento di batteria e a un growl sostenuto in magistrale lunghezza. La coda del brano in riverberato di corde si porta via tutto il gradimento.

 

Ancora nella fase della partenza, c’è Atlantis, un brano che subisce costanti variazioni ritmiche nel riffing e nel tappeto ritmico. Un lungo break down nella prima parte apre a una sezione che è più un climax in crescendo di aggressività e ripetizione del ritornello orecchiabile. Nella seconda parte invece sotto all’arrangiamento infernale potrete riascoltare se farete attenzione un arpeggio. Tutto il brano è in continua evoluzione ritmica e dinamica.

 

 

 

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Con
Left Behind  si apre il capitolo del “Journey”. Viene introdotto dai Sails Of Serenity con un arpeggio di chitarra pulita in solitaria a cui si accoda gradualmente il riffing distorto e i blast beats che del genere sono i protagonisti. Uno dei pezzi forti del disco senza dubbio, ospita per i cori in voce pulita-graffiata la guest appearance di Başer Çelebi dai Furtherial. La traccia attinge la propria ispirazione dalla storia del capitano Ahab dal romanzo Moby Dick, e racconta con la musica dei Sails Of Serenity, di un uomo estraniato dalle sue stesse convinzioni, un uomo alienato dal resto del mondo. Il concetto è ripreso con l’immagine di un uomo naufragato e bloccato su di un’isola nel footage del video. Left Behind è una traccia molto bella di cui melodia e atmosfera sono le aperture e i fili conduttori intrecciati a un prevalente arrangiamento vigoroso e aggressivo. Poco dopo il terzo minuto ospita un passaggio arpeggiato e ossigenante prima che torni a spintonare il binomio chitarra stoppata-batteria martellante. Mi dilungo sull’elogio della linea vocale distorta e sul ritornello che cattura il massimo dell’apprezzamento all’ascolto perché carico di orecchiabilità, il sing along è qualcosa che sopraggiunge irrefrenabile. Riassumibile nei tre elementi principali del sound dei Sails Of Serenity: heaviness, catchiness, melodico atmosferico.

 

Guarda il video ufficiale di Sails Of Serenity – Left Behind:

 

 

È il respiro di un uomo, l’effetto che ascoltate all’inizio della successiva Let Me Go con soffici pizzicate di corde e un’atmosfera strumentale che ricorda molto gli elementi melodici dei colleghi del metalcore francese Novelists e la traccia Monochrome. All’ascoltatore è concesso un istante di viaggio mentale prima che il pandemonio esploda sull’aggressività dei giri di chitarra e della batteria polverizzante. Il brano si spezza poco prima del secondo minuto aprendo ad un nuovo passaggio dalle nuances attenuate come quella in entrata. La seconda parte ospita esclusivamente intricati giri di chitarra circolari in pulito che vengono protratti fino alla fine. L’intero pezzo si muove tra la sordina di istanti candidi e il massacro sonoro di istanti impetuosi.

 

Siamo alla titletrack The Crossing, che è il secondo pezzo strumentale dell’album. Si sviluppa sulla scia dell’introduzione del disco e riprende l’evocazione di una scena cinematografica accompagnata da lenti giri di chitarra in delay e raccoglie le sonorità di un organo negli ultimi secondi. Un brano di transizione dunque, di attraversamento come suggerisce il titolo conferito, verso la prossima immagine del viaggio: la nave fantasma, The Ghost Ship. Beccatevi questo attacco in screaming di una ferocia disarmante sul fraseggio: “Are you dead?” Il meglio del meglio delle distorsioni vocali dell’intero album sono sintetizzate in questa traccia fra il growl di medio e basso registro, una gutturalità che ha tutto l’aspetto spaventoso che un titolo del genere poteva suggerire. Si tratta di un altro brano preferito carico di potenza, trafitto da giri di chitarra taglienti e tormentati, arpeggi inquietanti, con un accompagnamento ritmico che mitraglia il timpano. Nella sezione ritmica della seconda parte non mi sorprende se susciterà l’headbanging. Accoglie un gustoso breve assolo di chitarra prima della conclusione.

 

Guarda il video ufficiale di Sails Of Serenity – The Ghost Ship:

 

 

In tremolo picking i Sails Of Serenity vi introducono al terzo capitolo del viaggio “Arrival”. Il pezzo si chiama Blood Moon e nonostante non sia un pezzo memorabile della selezione, tra la ferocia strumentale regala una dose di affascinante melodia. È uno dei pezzi che corre maggiormente nel tappeto ritmico.

 

Un viaggio che era partito dal desiderio di viaggiare e vagare, che si conclude col naufragio: Shipwrecked . In crescendo di brutalità, i Sails Of Serenity, ne lasciano un’ultima parvenza proprio in conclusione.  Growl pantagruelici si sbranano l’ascoltatore in attacco quanto nelle backing vocals che si accostano come un’orda inferocita. L’ostilità di pelli del brano si dimena come una prigioniera in catene mentre il riffing corre altrettanto spietato e insistente. Nell’ultima traccia diluiscono i migliori elementi della heaviness che vogliono proporre, con quel sottile filo melodico e chiudono in modo secco. Una chiusura del genere, all’apice della ferocia strumentale, lascia un senso di insoluto e di stomaco ancora mezzo pieno. È cosi che torneranno ad essere rivisitate le tracce più memorabili di The Crossing. Dunque l’orgoglio metalcore può essere davvero esteso dagli Stati Uniti e l’Australia sorvolando l’Asia, in direzione Europa Centrale. Bravi Sails Of Serenity.

 

 

 

Rating: 10/10

 

Brani suggeriti: Castaway, Between the Devil and the Deep Blue Sea, Left Behind, The Ghost Ship

 

 

 

Tracklist completa per Sails Of Serenity – The Crossing:

 

 

0. Intro – Wanderlust

1. Departure – Castaway

2. Departure – Between the Devil and the Deep Blue Sea

3. Departure – Atlantis

4. Journey – Left Behind

5. Journey – Let Me Go

6. Journey – The Crossing

7. Journey – The Ghost Ship

8. Arrival – Blood Moon

9. Arrival – Shipwrecked

 

 

 

 

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