I San Antonio rockers con assetto da guerra. NOTHING MORE. THE STORIES WE TELL OURSELVES.

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2017: 50+ date live. 5 nuove uscite. 1 nuovo album. 18 tracce e NOTHING MORE.

 

 

 

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Li abbiamo definiti Juggernaut d’assalto dell’hard rock nella prima recensione reduci da brani esplosivi come This is Time (Ballast). Ci siamo perdutamente innamorati di loro dal 23 giugno, quando hanno rilasciato il primo singolo Go To War insieme alla bonus track Don’t Stop, estratti da The Stories We Tell Ourselves. Ci siamo lanciati in una corsa vigorosa di voce, chitarra e batteria esplosive al guinzaglio di tutte le distorted vocals di Jonny Hawkins, i riff più potenti di Mark Vollelunga e le percussioni più tonanti di Ben Anderson col terzo brano Let ‘Em Burn. Siamo scivolati sulla dolcezza di una trasformazione in incursori dall’animo gentile, con la quarta release Just Say When in solo accompagnamento acustico. A fine agosto, vicini al traguardo dell’uscita di The Stories We Tell Ourselves, siamo stati rapiti da Who We Are, una quinta traccia guerrigliera, di nuovo su arrangiamenti incursivi alla massima potenza come le prime tracce che ci avevano aggredito e trascinato per un solo braccio dentro al proprio sound vorticoso.

 

Il 15 Settembre 2017 l’album più colossale dei Nothing More è uscito tramite Better Noise Records, e dai brani che aveva rilasciato gradualmente da giugno, non ha deluso affatto alcuna aspettativa. L’ha spaccata.

 

 

   NOTHING MORE. THE STORIES WE TELL OURSELVES.

 

 

 

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Abbiamo recensito una ad una le cinque tracce stratosferiche Go To War, Don’t Stop, Let ‘Em Burn, Just Say When e Who We Are con articoli disponibili nella categoria di SICK AND SOUND esclusivamente dedicata ai Nothing More www.sickandsound.it/category/nothing-more. Ora possiamo completare il nostro ordigno a orologeria di incastri perfetti con le restanti tracce di un album che ci ha fatto fremere ed esaltare: The Stories We Tell Ourselves. Una collezione di brani hard-hitting impacchettati con altissima dose di energia. The Stories We Tell Ourselves è la voce di un mondo che sta bruciando in fiamme catastrofiche e la perfetta soundtrack di resurrezione dalle proprie ceneri. È un journey introspettivo di proporzioni epiche, un album concettualizzato come un modo di esplorare il divario tra le storie che raccontiamo a noi stessi circa la realtà, e la realtà stessa. Combinando elementi del progressive metal, rock, hardcore, i Nothing More abbracciano Ia fusione che hanno messo in atto per rivelare la storia stessa delle emozioni dell’essere umano.

 

 

The Stories We Tell Ourselves. A fondo nell’album.

 

 

 

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Segue la terza traccia (Convict; Divide) rappresentata da un discorso pubblico del filosofo Alan Watts, e inserti prodigiosi come questi non fanno che rendere ancor più geniale il lavoro dei Nothing More. Bridge alquanto brillante per gettarsi in Let ‘Em Burn, una delle canzoni dell’album insieme a Go To War che hanno il loro rendering più alto in versione live per l’energia propulsiva che sprigionano. Un brano di cui vi consigliamo la recensione all’indirizzo www.sickandsound.it/nothing-more-let-em-burn.

 

 

 


 

 

 

Ripping Me Apart è un brano che congiura band di risonanza come Chevelle e Tool nel groove nella prima sezione del pezzo. Un guitar riff da capogiro in entrata al quale si intreccia il cantato con quel tanto di screaming insolente cucito perfettamente nella ritmica e successivamente in glide verso le full vocals.  Jonny Hawkins scavalca senza sforzo mid range growls feroci, si lacera le corde vocali in high screaming, salta in voce di testa melodica e clean and clear. Tutte le sfumature della voce stringono il brano tra le dita della mano. Una traccia con quel tanto di contaminazione elettronica in pulsazione, giri di chitarra e drums pattern trasudano aggressività e rabbia, e si uniscono in una danza bellica quanto armonica. Un’arrabbiata e potentissima traccia da combattimento headbanger.

 

Segue la traccia che fu rilasciata per seconda lo scorso giugno, l’elettronica Don’t Stop, un altro dei pezzi forti dell’album che abbiamo recensito in fase di rilascio insieme al lead single di The Stories We Tell Ourselves, Go To War www.sickandsound.it/nothing-more-go-to-war.

 

 

 


 

 

 

La settima Funny Little Creatures apre in voce piena e accoglie su ritmica scandita da un intrigante pizzicato di chitarra acustica, un falsetto appoggiato con grande talento e successivamente raggiunto da un drums pattern ancora non aggressivo. La traccia esplode ovviamente dopo un breve istante sulle sonorità più estasianti di questa band. Accoglie un brevissimo breakdown e riprende il cantato in voce di testa e distorsione in tecnica cry e screaming non forzato. Ci sono dei guitar licks geniali, un crunch guitar ronzante e rullate audaci. Un brano molto orecchiabile.

 

Segue (React; Respond), ancora un intermezzo sulle parole di Alan Watts, lo speech pattern più lungo dell’album su basslines di fondo e ambient guitar licks di una certa intensità. Lasciando pian piano la mano alle parole sul sentimento della paura del filosofo, introduce alla traccia The Great Divorce. Il brano apre con atmosfera inferocita, blast beats su sonorità in backdrop del tutto angoscianti nelle quali penetra in sfondamento il fry screaming. Un brano che sa di forte synth ed elettronico nelle tastiere e nel sound che taglia letteralmente a laser il flusso sonoro. La ritmica è in variazione rispetto all’accompagnamento chitarra-batteria durante tutto lo svolgimento del brano. Ci sono dei momenti melodici e soffici nella voce falsettata e back vocals evocative nel loro bridgePay your respect, pay no mind”.

 

 

 


 

 

 

Still In Love è una rock ballad, con opening a creare un’atmosfera che si cosparge di melodico nella sezione strumentale e nella voce, e rincorre la tematica sdolcinata di una storia d’amore fallita. In uptempo su testualità sentite che vengono lasciate fluire sulle vocals di Jonny Hawkins che qui dà sfogo a tutta la sua emozione allo stato più grezzo su voce dinamica e sbalorditiva. Disperazione in disperazione in questo brano, e all’ascolto arriva tutta così, come viene urlata.

 

(Alone; Together) è la quarta intro del disco, atmosferica in solo accompagnamento strumentale, con intervento di archi e preludio di un brano che è impossibile non collegare ormai ai Nothing More sin dalle prime note, la spacca ossa da colluttazione Go To War, lead single di The stories We Tell Ouselves e portabandiera dell’album che interamente rappresenta. È stata recensita il 23 Giugno e potete ritrovarla qui: www.sickandsound.it/nothing-more-go-to-war. La mia preferita di tutti i tempi. Mi fa sbattere la testa ad ogni ascolto, come se la prima volta.

 

 

 


 

 

 

Un altro affronto alla tematica di un amore fallito è incluso nell’incantevole Just Say When, un brano in meraviglia liquida su solo accompagnamento a gocce di voce e chitarra acustica e sapiente diluizione nella ricca variegatura dei brani. Il brano getta luce sulla difficoltà di decidere se concludere una relazione o meno e la travolgente tristezza derivante dalla realizzazione che il momento di finirla è ormai giunto. La sorpresa in acustico è di una bellezza in grado di stregare come il favoloso string arrangement che l’accompagna. L’avevamo recensita in precedenza per voi all’indirizzo: www.sickandsound.it/nuova-release-per-i-nothing-more-just-say-when.

 

 

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É il momento di (Accept;Disconnect), quinto breve intermezzo dell’album su giri di chitarra lenti e malinconici. Introduce a Who We Are, l’ultimo estratto prima del rilascio ufficiale dell’album, a deliziare il pubblico assetato di Nothing More. Un altro pezzo in detonazione esplosiva che si riveste di sonorità blindate e alternative metal in un crescendo blindato e vocalità vigorose gestite con notevolezza tecnica www.sickandsound.it/nuova-release-per-i-nothing-more-who-we-are.

 

 

 


 

 

 

 

Siamo quasi giunti al termine quando troviamo Tunnels, con una morbida opening, un brano più melodico e con una ritmica galoppante nei guitar riffs e ritornello memorizzabile. Un brano quanto mai radio edit e che abbassa il volume delle precedenti voraci distorsioni in favore di sussurrato e voce piena, ma con sezioni più intense in grado di trascinare sulla melodia allo stesso modo senza farsi mancare tuttavia passaggi in screaming.

 

L’intermezzo di The Stories We Tell Ourselves (End; Begin), è l’ultima calzante intro con strumentale elettronico e ancora un breve speech di Alan Watts per lanciarsi sulla closer Fade In Fade Out. È la retroguardia dell’album e dei Nothing More, un pezzo veramente outstanding. Apre con sonorità magnetiche e altamente atmosferiche nella sezione di chitarra e la voce piena più bella di Jonny Hawkins. Perforante con la sua linea di heavy guitar nel ritornello, e travolgente nel vibe tenebroso e angosciante nelle urla. Il songwriting è ancora brillante e si dimena sulla tematica dello strappo emotivo di un rapporto conflittuale fra un padre e un figlio. Culmine di un intero album che nel confrontarsi con la vita, è sentito sino all’ultima nota dentro la propria anima. Una chiusura bittersweet di un disco in grado di catturare il dilaniante sentimento di perdita affiancandolo al desiderio di spingersi ad andare avanti nella vita. THE STORIES WE TELL OURSELVES. 

 

Una sequenza di 18 tracce che apre spaccando la porta a calci e successivamente con pugno nello stomaco, intrecciate a momenti di sollievo dannatamente necessari per consentire ai sensi di prendersi un istante di pausa, soltanto per metterci a tappeto con schiaffi in faccia e di nuovo a pugni. E ironia della sorte..ne vorremmo ancora.

 

 

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