SLEEP WAKER: raffinano la formula heavy-yet-hooky nel secondo album ALIAS.

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SLEEP WAKER

 

 

 

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Ho lasciato gli occhi – o meglio le orecchie – su questa formazione molti anni fa, quando gli SLEEP WAKER (Jake Impellizzeri, Jason Caudill, Hunter Courtright, Frankie Mish, Aaron Lutas) erano ancora una realtà in attesa di sigillare con l’inchiostro un contratto discografico. Dopo essere passati attraverso l’ormai tramontata Stay Sick Recordings, oggi sono sotto l’egida di UNFD, una delle poche etichette col talent scouting più assurdo del panorama metalcore, che dall’Australia allunga i tentacolini sullo scenario statunitense per strapparsi band come gli Sleep Waker. Con questa formazione siamo nel Michigan, dove ancora non ho capito cosa versano nell’acqua perché continua a essere uno degli Stati più fertili del metalcore emergente. Siamo nel Michigan e nel metalcore della corrente NU, dove NU funziona più o meno come ALT quando sconfina dal perimetro blindato del metalcore tout court e si porta dietro tutti i bassi granitici che il genere vuole. Dopo il primo album in studio Don’t Look At The Moon del 2018, gli Sleep Waker tornano con il secondo full-length ALIAS il 23 luglio 2021.

 

 

 

 

SLEEP WAKER. ALIAS.

Recensione

 

 

Alias è un album che tiene attaccati alla sedia dal primo all’ultimo brano. Apre dalla title track Alias che fa il suo bel lavoretto di manipolazione elettronico – industriale in entrata per catturare letteralmente dentro al brano. Resta un tappeto melodico ed elettronico sul retro dell’assedio in primo piano e la traccia molla un anthemic chorus che difficilmente si potrà dimenticare. Se fate attenzione, c’è quella corda orientale probabilmente aggiunta in post-produzione sul fondo del ritornello con effetto magnetico all’ascolto. Difatti va anche menzionato che il disco stanzia i pezzi più epici di Alias con l’apertura e la chiusura.

 

 

 

 

Con questo album gli Sleep Waker tornano più distopici, oscuri e malevolenti che mai, ma dentro il nucleo nero dell’heaviness a tutti chitarroni con reboante accordatura bassa e blast beats da tappeto ritmico tellurico, calano una perla, anzi tre.

 

Il primo aspetto fondamentale è l’ostilità, che in questo secondo album firmato Sleep Waker si esplicita nella forma più blindata possibile ed è corroborata dal down tuned più adorabile del genere.  Alias si squarcia sul lavoro più massiccio di corde e di pelli su capitoli come Skin, Strangers, Melatonin, Insomniac, 110 Minutes. Di questi Insomniac e Melatonin includono i breakdown più mastodontici del disco. Melatonin aggiunge anche un certo groove all’intera sezione ritmica e sfoggia il mid-to-low growl più feroce che la formazione abbia da offrire.

 

 

 

 

Il secondo aspetto è l’elemento atmosferico, che a volte fa da bridge, a volte da preludio di breakdown, ma sempre discioglie un elemento mistico e forse anche un po’ magico dentro alla coltre vischiosa dell’aggressione corazzata. Si manifesta come interludio sintetizzato o elettronico, a volte minimalista con qualche solo riverbero di corde isolate o qualche sospensione spazio-temporale atmosferica.

 

Un brano come Cold Moon dosa una proporzione 1:1 di melodrammatico e atmosferico ed è forse l’espressione più diretta di ambience sperimentale all’interno dell’album, nonché modello di NU METALCORE con una reminescenza di malinconici Linkin Park. Un altro episodio che si compone di quelle sospensioni fragili è Synthetic Veins, che mimetizza l’atmosferico spettrale e un basso ultra pulsante nell’aggressione con ritornello heavy-yet-hooky.

 

 

 

 

La terza perla dell’album seppur parsimoniosa si trova proprio nei ritornelli; di quei catchy chorus al confine dell’anthemic che non sono si ricantano, ma sono il valore aggiunto di una formula perfetta di melodico e aggressivo che, molti cercano nel genere. I grandi ritornelli dell’album sono ritrovabili in Alias e Serenity. In Serenity l’elemento NU metalcore esce in bella mostra e incastona un interludio pulsante e un favoloso catchy chorus dentro a una struttura puramente demolitrice. Un ritornello orecchiabile anche se scritto interamente sul versante della distorsione vocale più rancorosa è ritrovabile anche in Melatonin, ma soprattutto nell’episodio fenomenale del disco: la closer Distance. Questo è un pezzo altamente seducente dove la malinconia di corde e sintetizzato fa da retroscena di fascino stregato a un accorato ritornello e una struttura ritmica infallibile. Bello e dannato sigilla il disco con una chiusura epica.

 

 

 

 

Sono entusiasta di ritrovare dopo un anno alquanto maledetto per l’industria della musica una band che continuavo a guardare a distanza con un album tanto memorabile, che mi ha dato i brividi recensire, riavvolgibile per intero e che sa quali episodi inoculare nella memoria di chi mastica metalcore tutti i giorni. Alias è una pietra miliare indiscussa di una discografia targata Sleep Waker, destinata a sfavillare accanto alle formazioni stellari del genere. Band di questa sostanza sono le uniche che vorrei sempre recensire. Una formula heavy-yet-hooky at its finest.

 

Rating: 9.8/10

Brani suggeriti: Alias, Strangers, Melatonin, 110 Minutes, Serenity, Distance

 

 

SLEEP WAKER – ALIAS tracklist:

 

1. Alias

2. Skin

3. Strangers

4. Cold Moon

5. Melatonin

6. Insomniac

7. 110 Minutes

8. Serenity

9. Synthetic Veins

10. Distance

 

 

 

 

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