STRAY FROM THE PATH, l’avanguardia della sommossa hardcore innesca la scintilla del cambiamento: INTERNAL ATOMICS.

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 STRAY FROM THE PATH

 

 

 

 

Sono sommersivi, anticonformisti, schietti e senza filtri nei messaggi politici e sociali veicolati, sono capaci di smuovere un circle pit per due ore a concerto dal vivo. Sono gli STRAY FROM THE PATH da New York, e stanno per raggiungere la soglia di due decadi di inarrestabile furia hardcore.

 

 

 

 

Con energia e potenza allo stato più grezzo, la formazione del carismatico Andrew “Drew” Dijorio, Thomas Williams, Anthony Altamura e Craig Reynolds si fa portavoce delle masse. Di recente entrata nel roster UNFD, la band ha pubblicato l’ultimo live album Smash ‘Em Up: Live In Europe 2019 a maggio. Torna con il nono album in studio INTERNAL ATOMICS il 1 novembre 2019.

 

 

 

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STRAY FROM THE PATH. INTERNAL ATOMICS.

Track by track review

 

 

 

 

INTERNAL ATOMICS è un nuovo capitolo che si apre nuovamente a spaccato della società moderna e che vede gli Stray From The Path randellare l’ascoltatore al vertice della ferocia e della schiettezza. L’aggressione è avanzata senza mezze misure coerentemente con il sound di una delle band più consistenti nella rabbia vocale e strumentale del panorama hardcore. La cornice tematica è incastrata in una struttura di hardcore frenetico e regolato da ritmiche scavezzacollo, come il genere vuole, che negli Stray From The Path incontrano il rapping e una dose di catchiness e groove che ne propagano il coinvolgimento immediato specialmente in versione live.

 

Questo album ruota intorno a una dicotomia. Da un lato il rancore e la frustrazione di vivere in una società corrotta, dall’altro la positività legata allo spunto di riflessione e ispirazione verso il cambiamento. I precedenti lavori non avevano un risvolto positivo nei messaggi veicolati, quindi stavolta gli Stray From The Path espongono una serie di problematiche scottanti, ma aprono anche una visione sulla concreta possibilità di cambiare le cose. Questo avviene circolarmente dalla traccia di apertura Ring Leader, che incoraggia l’individuo a riprendere il controllo espropriando del potere coloro che ne sono stati investiti attraverso la metafora del circo, fino all’ultima traccia Actions Not Words, trionfale conclusione sulla realizzazione che è possibile cambiare il mondo a partire dalla scelta individuale e consapevole.

 

 

 

 

Come anticipato, Ring Leader apre questo nuovo capitolo e lo fa spaccando la porta a calci con bassi in totale evidenza e un tipico assalto sonoro in sublimazione su un affilato mestiere di corde, elettriche e vocali, a veicolare il primo messaggio significativo del disco. Il brano è in grado di coinvolgere da subito sulla ripetizione del verso in ingresso e di tirare dentro all’arrangiamento di forza. Orecchiabile e quel tanto oscuro, favorisce un sing along immediato e ostile sul ritornello che attiva la scena di una folla che ricanta a pugno stretto con Drew.

 

A seguire uno dei brani riavvolgibili che sanno come aizzare un pubblico: Kickback. Un pezzo con un midollo groove, cortesia di una ritmica battente e di un chorus incalzante che fa saltare ripetutamente all’ascolto. La pulsazione di basso in attacco va a stabilire la base del chug costante dell’esecuzione. Questo brano include la collaborazione vocale di un altro cantante iconico della scena hardcore sul versante metal delle cose, Brendan Murphy dai Counterparts. Alcuni addossano agli Stray From The Path il ruolo di successori moderni di formazioni come i Rage Against The Machine, per l’influenza rap e qui è completamente in vetrina.

 

 

 

 

Con la stessa reminescenza rap metal e la stessa catchiness di Kickback, un altro singolo che ha fatto da forerunner al disco ma più avanti nella selezione: Fortune Teller. I chitarroni rombanti sono centrali nel brano, non solo nel palm muting ma anche sui giri circolari che si innestano ipnotici nel tappeto ritmico tellurico e sulle dissonanze. La seconda sezione fa esplodere anche un breakdown che si cala a bomba nel cataclisma e un fantastico blegh!

 

Guarda Stray From The Path – Fortune Teller (Official Video):

 

 

L’album tocca riferimenti religiosi in tracce come The First Will Be Last con richiamo all’indottrinamento cristiano e Second Death dove la rabbia vocale tocca l’apice della denuncia all’abuso sui bambini da parte dei preti. The First Will Be è un brano che attinge ancora al rappato della linea vocale e a un’esecuzione più affrettata in quanto a basso super fuzz e percussioni martellanti. Nei blast beats c’è decisamente una componente metalcore, come nelle linee di chitarra languide dei passaggi più tesi e minimalisti, attingono all’atmosferico drammatico. Anche questo pezzo tira dentro a un ritornello virale da urlare a pieni polmoni.

 

Second Death ammicca al soundscape metalcore, o meglio, chug metalcore fin dalle prime chitarre rampanti, stoppate e rigorosamente in accordatura bassa senza mollare la matrice hardcore rap. Il pezzo sobbalza, sbuffa, scuote costantemente per il costante sussulto del cantato e dello strumentale e molla blast beats memorabili nella seconda parte con tanto di blegh associato, dissonanze e breakdown.

 

 

 

 

Beneath The Surface è un episodio singolare dell’album dovutamente a una sfumatura melodica della chitarra. Apre proprio da una arpeggino riverberato per esplodere pochi secondi dopo sull’incendiario. Una linea di chitarra circolare resta nel retro della lacerazione di corde vocali e della mattanza in superficie e incontra costantemente la ricerca dell’orecchio. Un bell’assolo viene diluito dal minuto 2,26 e si aggiunge alla perfezione sul crunch retrostante, avendo la possibilità di emergere. In chiusura un altro impressionante breakdown e un passaggio metalcore.

 

Il circle pit è garantito da Something In The Water, alternanza di impennate di corde e repentini attacchi di doppio pedale alla gran cassa. Questa è una traccia dotata di un alta componente groovy e catchy sul ritornello. Lo screaming che attraversa l’intero album, qui trova una versione oltre ogni registro, urlata o strillata, veicola la potenza del brano a pieni polmoni. Inaspettatamente, l’arrangiamento si spezza dalla metà su un flemmatico down tempo fatto di linee di basso, licks riverberati e percussioni attutite mentre la voce in semi parlato resta lontana. Si tratta di un interludio a effetto suspance che costruisce il preambolo perfetto per il breakdown con polverizzazione finale.

 

 

 

 

Ci sono episodi più oscuri e drammatici che attingono all’esperienza personale del cantante Drew, in particolare sull’instabilità legata alla malattia mentale della madre, ripercorsa nella traccia Holding Cells For The Living Hell. Forse la traccia più hardcore old school del disco per via di un tappeto ritmico fatto di frenesia di pedale e rullante, nevrotico e affrettato oltre modo, incalza costantemente con un riffing altrettanto serrato. La traccia è un caos infernale che si ascolta in cardiopalmo da capo a coda.

 

Double Down è l’altro brano ad accogliere una guest appearance stellare, e lo si sente fin dall’attacco sull’inconfondibile e mostruosa timbrica di Matt Honeycutt, mastodonte della distorsione più grezza del metalcore e ariete dei Kublai Khan TX. Il brano è massiccio quanto le harsh vocals ospitate, pesante e profondo nei bassi, quanto rabbioso su corde antagoniste e percussioni demolitrici. Percorso nelle arterie da un riffing aggrovigliato, accoglie cori su cui un’orda intera è capace di cantare e un ritornello funzionale. L’impronta metalcore è colata come pece nel songwriting del brano.

 

 

 

 

Chiudendo tematicamente in circolo come suggerito sopra, Action Not Words, che ruota intorno ai tratti iconici degli Stray From The Path e che molla il breakdown più atomico del disco dopo un crescendo di chitarra apocalittica e tediosa con cui mette a segno la galvanizzazione finale dell’ascoltatore adepto alle frange heavy del –core.

 

L’aggressione spietata e irrefrenabile degli Stray From The Path rende la formazione ancora uno dei cavalli di battaglia della sommossa hardcore. Con Internal Atomics, la band fa un passo in avanti rispetto alla denuncia della corruzione istituzionale, politica e sociale, promuovendo l’azione e innescando la scintilla del cambiamento. L’ostilità e la denuncia del marcio sono accostate alla luce gettata sul cammino della rivoluzione.

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Ring Leader, Kickback (feat. Brendan Murphy), The First Will Be Last, Fortune Teller, Something In The Water

 

 

Stray From The Path – Internal Atomics tracklist:

 

1. Ring Leader

2. Kickback (feat. Brendan Murphy)

3. The First Will Be Last

4. Fortune Teller

5. Second Death

6. Beneath The Surface

7. Something In The Water

8. Holding Cells For the Living Hell

9. Double Down (feat. Matt Honeycutt)

10. Actions Not Words

 

 

 

 

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