SYLAR. SEASONS. Il mutare delle stagioni umane attraverso l’energico, l’elettronico e il melodico.

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SYLAR.

Rap metal da New York

 

 

 

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Si sono ispirati dal cattivo della serie televisiva Heroes, dal quale hanno tratto il proprio nome, SYLAR e provengono con orgoglio dal Queens, New York dove si sono formati nel 2011.

 

Si tratta della band rap metal, metalcore, nu metalcore del cantante Jayden Panesso, i chitarristi Dustin Jennings e Miguel Cardona anche seconda voce, il bassista Travis Hufton e del batterista Cody Ash. Passando dall’etichetta Razor & Tie all’attuale Hopeless Records, non hanno perso tempo e sono usciti col primo EP Cutting the Ties nel 2011, seguito dall’EP Deadbeat due anni dopo. Da qui gli album in studio: To Whom It May Concern del 2014, Help! del 2016, e il nuovissimo SEASONS in release il 5 ottobre 2018 tramite Hopeless Records.

 

 

 

 

SYLAR. SEASONS.

Overview

 

 

 

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SYLAR. SEASONS.

Track by track review

 

 

 

Il disco apre dal brano eponimo, Seasons, da cui si comprende immediatamente cosa si intenda parlando dei Sylar di rap metal e nu metalcore. Di forte impronta nu metal, il brano vanta una base down tempo nei fraseggi in rapping incastrati a versi melodici e aprendosi su un ritornello spazioso. Il metal è intelligentemente miscelato con l’elettronico, che mi ha ricordato una band rap metal dal roster della Eleven Seven, i From Ashes To New. Seasons discute il mutamento delle stagioni della vita e dei rapporti di fiducia come l’amicizia.

 

All Or Nothing perpetra in modo più decisivo l’entrata nel territorio nu metal, e nel rappato sopra a uno strumentale minimale di arpeggio e non solo, ricordando i Linkin Park, icone indiscusse del genere. Il chorus è esplosivo e carico di un eccezionale groove che smuoverà l’intera folla in versione live. Con la crème de la crème del rap metal si mostra un pezzo più che convincente perché carico di orecchiabilità.

 

 

 

 

La terza traccia No Way, è un pezzo che ha incontrato meno il mio favore, per la sua tendenza altamente melodica con una pennellata di romanticismo plastico e perdonatemi l’essere maestrina, ma porta del tutto in superficie il difetto linguistico sibilante sulle consonanti fricative del cantante in rapping e la cosa fa sorridere. Sulla stessa scia romantica ed emozionale che discute di relazioni problematiche come la precedente, il brano in coda Wait For You, e la spinta a non mollare. Un pezzo commerciale e vicino al pop, che si chiude con arpeggio in chitarra pulita riverberato.  

 

Con SHOOK! i Sylar rientrano nel territorio della carica strumentale metal e un riffing più audace, sostenuto da un tappeto ritmico più vigoroso a sua volta. Assorbendo dalla heaviness e dalla catchiness esplode sul ritornello che è incredibilmente coinvolgente assieme a delle backing vocals femminili. Un delizioso assolo di elettrica si infila nell’arrangiamento dal minuto 2,26 e il passaggio strumentale mette in evidenza anche il lavoretto massiccio di bassi che è cavo di trazione dell’intero pezzo. Il groove del brano perdona gli interventi della vocetta plastica da pre chorus, e lo fa dimenticare in favore del suo contagio virale.

 

Guarda il visual video ufficiale di Sylar – SHOOK!

 

 

Segue un interludio di poco meno di un minuto e mezzo, Winter, su accompagnamento minimal di chitarra pulita in delay che culla versi rappati e un candido cantato pulito. Una pausa delicata e onirica prima dell’entrata senza fronzoli di chitarroni nell’introduzione di Open Wounds. Il brano è gustoso, flusso e riflusso tra sezioni più accese di distorsione e vigore strumentale, e passaggi più rilassati. La linea vocale intreccia il rappato al cantato esclusivamente melodico. Accoglie un catchy chorus molto ampio che si guadagna il ricantato. Non sarebbe stata male la traccia, se avesse accolto delle harsh vocals, perché gli istanti più accessi sono carichi di fragore di chitarroni e percussioni.

 

 

 

 

Giving Up è un brano che continua a percorrere le impronte del sound più marcato dei Sylar. Molto simile al precedente, ne riprende il chorus memorizzabile e l’impeto. Sul fondo dell’arrangiamento ci sono degli effetti sintetizzati tintinnanti che ricordano qualcosa come delle keyboard o simili, un plus valore all’ascolto come le backing vocals nel ritornello. La voce in clean si spinge qui verso sgranature del graffiato quando si fa più espressiva e vigorosa. Un interludio di solo rapping e synth crea una bolla di sospensione dal minuto 2,30 prima che il chorus torni a contagiare col suo effetto domino.

 

 

 

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Dalla metà del disco, i Sylar hanno pestato maggiormente sul pedale del fuzz e del crunch, in vista di brani più ardenti. Vale anche per il prossimo, Sickminded, strutturato su una miscela bilanciata di heaviness e catchiness, e brano ben riuscito nel tenere l’attenzione alta all’ascolto. Il ritornello è talmente orecchiabile da essere vicino ad una versione da anthemic chorus con un’ottima performance vocale, che in entrambe le linee riesce a comunicane la carica emozionale. Il brano si accende sulla potenza e si distende nell’armonia strappandosi il gradimento totale. Un tappeto di archi sinfonici costella il retro del pezzo e tira a lucido un brano must nella setlist dal vivo. Bellissimo.

 

 

 

 

L’apoteosi dell’elettronico viene toccata con la penultima traccia Same Dance dove la prevalenza prepotente di rappato segue una linea confessionale. C’è qualcosa che richiama i Korn nell’aspetto sinistro del brano. Una presenza massiccia di spesse linee di basso emerge in diversi punti del brano assieme alle tanto amate chitarre down tuned del metalcore con il loro tipico fragore.

 

 

 

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In conclusione i Sylar scelgono di salutare l’ascoltatore con l’armonia. É la volta di  Doubt Me che con il costante tappeto di arpeggi in chitarra pulita cattura con charme melodico; un accattivante ritornello lascia cadere le ultime gocce di armonia su un disco fatto di ingredienti vari ma dall’amalgama deliziosamente digeribile. Tra momenti più aggressivi e più emozionali, i Sylar escono dalla formula imposta di un solo genere e sperimentano in territori che hanno in comune la componente dell’orecchiabilità. Un disco da ascoltare, senza aspettativa di trovare un mastodonte del metal da mosh pit, per un piacevole fine settimana dedito alla scoperta di nuova musica, adatto ad ogni momento della giornata e ad ogni umore.

 

 

Rating: 8.8/10

Brani suggeriti: Seasons, All Or Nothing, SHOOK!, Open Wounds, Giving Up, Sickminded, Same Dance

 

 

Sylar – Seasons tracklist:

 

1. Seasons

2. All Or Nothing

3. No Way

4. Wait For You

5. SHOOK!

6. Winter (Interlude)

7. Open Wounds

8. Giving Up

9. Sickminded

10. Same Dance

11. Doubt Me

 

 

 

 

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