TELL THE WOLVES I’M HOME: equilibrio di heaviness e catchiness melodica nel quarto EP THE GOLDEN YEARS.

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TELL THE WOLVES I’M HOME

 

 

 

Dopo due anni dalla release del terzo EP SOMBER, torniamo a fare il punto della situazione con i TELL THE WOLVES I’M HOME, una formazione metalcore da Nashville, Tennessee, che si riaffaccia sulla scena il 22 novembre 2019 con il quarto extended play intitolato THE GOLDEN YEARS.

 

Inizialmente in squadrone da sei, si sono ridotti a cinque incluso un cambio di bassista e si confermano con Jon-Micah Bayliss e Cole Kennon alle double vocals, Mikey Vanatta alla chitarra, Ben Mueller al basso e Patterson Ford alla batteria.

 

 

 

 

Il sound dei TTWIH attinge a una duplice struttura di heaviness e catchiness melodica, squarciante la prima, tormentata e a fondo di nuance oscure la seconda. Questa dicotomia è stata messa completamente in vetrina nell’ultima collezione di brani SOMBER EP, follow up di PERSEVERE EP del 2016 e di GHOST EP del 2014, parte di un processo in evoluzione nel nuovo lavoro da sei tracce che promuove anche un’alta orecchiabilità.

 

 

 

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TELL THE WOLVES I’M HOME. THE GOLDEN YEARS EP.

Track by track review

 

 

 

Una delle caratteristiche fondamentali dei TTWIH è l’uso del sintetizzato, che nel nuovo disco torna a corroborare l’aspetto tetro e oscuro delle atmosfere che avvolgono il formato di metalcore blindato proposto fin dalle release precedenti. Scenari ambience in grado di attivare un senso di attesa aprono il primo capitolo Kingslayer che si combinano all’istante con gli elementi più brutali della formazione. Un massiccio mestiere da doppio pedale e batteria in blast entra spaccando la porta a calci, insieme al riffing circolare che lavora attraverso il brano supportandone il boato in down tuned, o giri di corrosiva distorsione che rinforzano l’aspetto tediato.

 

 

 

 

La brutalità del growl e l’antagonismo dello strumentale si aprono su un ritornello spazioso, intriso di atmosferici e dove la sovra incisione della linea vocale distorta, porta in superficie quella pulita, portabandiera del melodico. Si tratta di un brano costruito in modo geniale, perché quando ci si aspetta la total heaviness, il pezzo si apre sul melodico del chorus, e quando ci si aspetta che il melodico continui, si riaccende sull’aggressività. La coda di chiusura è quella che fa salivare qualunque amante del metalcore, che include un break down mastodontico che lascia con la mascella aperta incastrata e chiude sfumando sul massimo della ferocia. Un gran bel brano.

 

Con un’inclinazione verso l’aspetto melodic metalcore il secondo brano Desensitized, che mostra l’altra faccia dei Tell The Wolves I’m Home. C’è un substrato progressive del riffing, visibile sin dall’apertura, su cui viene costruita un’architettura che attinge principalmente al chug di chitarre e basso che ricorda i Wage War, a un tappeto ritmico sussultorio che era stato preannunciato già dall’introduzione scoppiettante. C’è un appuntamento fisso col breakdown, che qui arriva approcciando il secondo minuto dopo un solo di basso. L’assalto sonoro non viene accantonato, ma piuttosto miscelato al melodico.

 

 

 

 

Counterfeit attacca su giri di chitarra isolati, su cui subentra il resto dello strumentale. Il brano pesta il piede a fondo dell’heaviness, e viene esposta la distruzione più totale di harsh vocals, in doppia combinazione tra i due cantanti con una versione gutturale del growl e una più abrasiva in screaming. Counterfeit è un breakdown fest massacrante da capo a piedi, che prende a pugni sui chitarroni e sulla sezione ritmica che percuote senza pietà con istanti di accelerazioni degne di brutal death metal e simili. La traccia è percorsa da un riffing pungente e uno in accordatura abissale. Senza squarciare mai l’arrangiamento per alleggerire il tiro, per questo pezzo i Tell The Wolves I’m Home hanno scelto il pieno versante dell’aggressive metalcore.

 

Un altro brano con combinazione matematica tra il versante più infernale e quello più accessibile è collocato proprio al centro: Midas. Ruota intorno a una forma di metalcore commerciale sul lato heavy-yet-hooky. Con un lavoro di batteria di precisione al micron e palm muting fulminante la traccia apre al melodico in versione non contaminata. La sola linea vocale pulita accompagna una serie di versi, insieme ad un alto ausilio di sintetizzato, nebulizzato e dai toni elettronici, con strumentale minimalista. Il melodico glissa da e verso il massacro con break down o transizioni che non spezzano minimamente il flow dell’intero brano, ma subentrano con la giusta dose di impeto come se il passaggio fosse la cosa più naturale del mondo. Dal minuto 1,44 c’è un interludio sintetizzato evanescente e squisito nel synth, tanto quanto nel riffing che lo accompagna con le stesse sfumature sonore e che, pulsando senza spingere, esplode su un adorabile break down finale.

 

 

 

 

Riffing mordi e fuggi e basso battente sono associate in una doppietta aderente in Jester. La sezione ritmica procede con un certo groove, con passaggi da headbanging regolare e passaggi più esagitati. Immancabili atmosfere sono diluite anche in questo arrangiamento, tanto quanto un ritornello tipicamente post-hardcore. Va menzionato che il ritornello accessibile si alterna a sezioni incendiarie dove forse si risentono gli episodi di down tuned più in boato dell’intera selezione, vedesi dal minuto 1,44 o 3,17.

 

In chiusura uno dei brani che ho trovato tra gli standout del disco: Tell-Tale, che riprende il discorso della precedente Midas, trovando un eccezionale traino sulle chitarre. Dal protagonismo di chitarra progressive in frenesia da fretwork, associa riffing breve e una scoppiettante associazione al basso. La brutalità è squarciata dal ritornello melodico, ricantabile e alla stregua di un ultimo episodio di catchiness. Dal 2,28 il brano si spezza e in monocanale sposta il riffing da una cuffia all’altra, preparando alla deflagrazione di un enorme break down. L’arrangiamento è ricco di tutti gli elementi forti di un brano metalcore memorabile nella combinazione melodica, à la Wage War, attingendo potenza dal ritornello appassionato e suggestione dall’atmosferico. Dal 3,04 una melliflua chitarra pulita e riverberata apre al verso pulito avvolto da un involucro sintetizzato, che lascia alle ultime ripetizioni del chorus.

 

 

 

 

I Tell The Wolves I’m Home tornano dopo l’ultimo lavoro con una collezione di ottima produzione, che valorizza tutti gli elementi diluiti negli arrangiamenti a corroborare al contempo l’heaviness e la catchiness melodica. Sempre oscuri nelle atmosfere, continuano a rinforzare i tratti distintivi del sound senza creare tracce uguali e scontate, ma ognuna in grado di mettere a segno un coinvolgimento diverso. Alcune mirano ad essere riavvolte per l’orecchiabilità dei ritornelli che le caratterizzano. Con un output sonoro che non ha niente da invidiare al mainstream del Paese a stelle e strisce, la formazione dal Tennessee continua la sua ascesa a testimonianza che l’underground di oggi può essere il terreno fertile delle grandi band metalcore di domani. E speriamo di ritrovare questa formazione con un contratto e tante altre brillanti imprese.

 

Rating: 10/10

Brani suggeriti: Kingslayer, Midas, Tell-Tale

 

 

TELL THE WOLVES I’M HOME – THE GOLDEN YEARS EP tracklist:

 

1. Kingslayer

2. Desensitized

3. Counterfeit

4. Midas

5. Jester

6. Tell-Tale

 

 

 

 

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