THE ABSENCE. A GIFT FOR THE OBSESSED. Il momento in cui l’arte incontra la furia dell’ossessione e genera appagamento.

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THE ABSENCE.

L’outfit melodeath torna a rompere un silenzio lungo otto anni

 

 

 

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THE ABSENCE. Di nome e di fatto. La longeva band melodic death metal da Tampa, Florida torna dopo otto anni di assenza con il quarto album in studio in release il 23 Marzo 2018 tramite M-Theory Audio, A GIFT FOR THE OBSESSED. Si tratta della resurrezione in studio dei The Absence, che mancavano dalla scena dal 2010 da quando tramite Metal Blade Records pubblicarono il loro Enemy Unbound.

 

Il nuovo album include il lineup più corrente che assolda i membri fondatori della band, il cantante Jamie Stewart, il batterista Jeramie Kling insieme allo storico bassista Mike Leon e i nuovi chitarristi Joey Concepcion e Taylor Nordberg.

 

I The Absence si affacciarono alla scena nel 2005 con il primo album From Your Grave, succeduto da Riders Of The Plague nel 2007 e Enemy Unbound del 2010 coi quali sfoggiarono melodie struggenti intrecciate a toste sferzate di aggressività e brutalità, che li innalzò all’olimpo delle prime band della scena melodeath.

 

Seguirono dei tour e una ripartizione di strade per i membri della band sulla quale calò il silenzio sino al momento di tornare sulla scena con acclamato successo tramite il singolo del 2016 Septic Testament.

 

Una nuovo contratto con la M-Theory Audio appartenente al gruppo Century Media/Nuclear Blast Records ha agevolato l’attesa release nel 2018. L’album è stato mixato da David Castillo, noto per aver collaborato con Katatonia e Opeth, e masterizzato da Thomas “Plec” Johansson conosciuto per la sua collaborazione con i Watain.

 

“A Gift For The Obsessed embodies many of the dynamics that The Absence stand for as a whole: melody, brutality, speed, dexterity, cadence, etc. — a truly comprehensive and cohesive listening experience indeed! The title of the album/song refers to that very moment when any artist or creator makes something to the integral point of satisfaction — when your craft meets your obsession in furious culmination, and you are finally able to take a step back, if only for just a moment, completely fulfilled by the fruits of your artistic labor. It‘s one of the most maddening yet needed satisfactions in life — exorcism through creation.” Jamie Stewart.

 

 

 

THE ABSENCE. A GIFT FOR THE OBSESSED.

 

Recensione sonorità

 

 

Exorcism through creation

 

 

 

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THE ABSENCE. A GIFT FOR THE OBSESSED.

Recensione traccia per traccia

 

 

 

 

La titletrack come pezzo d’apertura, A Gift For The Obsessed, che si presenta con un muro di chitarroni consistente accompagnato da una pulsante batteria a stabilire il passo di un headbanging irrefrenabile. La chitarra solista fa un passo in prima linea in diversi passaggi del brano con i suoi assoli gloriosi. La traccia raccoglie dopo una trentina di secondi rapidità crescente nell’esecuzione. Una sottile melodia è cucita a fondo dell’arrangiamento nel riffing melodico che spinge quanto mai a ricantare il ritornello, mentre in superficie la batteria corre in blast insieme alle corde audaci e fauci in grado di masticare distorsioni ruvidissime.

 

 

Guarda il video ufficiale di The Absence – A Gift For The Obsessed:

 

 

 

Un tenace lavoro alle pelli ed un eccezionale lavoro di corde fine nella seconda Misery Trophies. La frenesia da doppio pedale è in nervosi ad effetto mitragliatrice nella scatola cranica. Con tanto di centrale accompagnamento in chitarra acustica in grado di spiazzare del tutto e regalare un intermezzo melodico tintinnante gustosissimo tra le fiamme che bruciano alte nel brano. Nella seconda sezione brevi istanti di growl in caduta libera nel gutturale si intrecciano alla stessa distorsione media usata in prevalenza in tutto il disco. La stessa porzione di brano è quella che ospita anche un trionfale assolo, per chiudere nel caos totale.

 

 

Guarda il video ufficiale di The Absence – Misery Trophies:

 

 

 

Riffing rapido in entrata per The Forging e una formula di corde che si ripete lapalissiana. Galoppano i giri di chitarra a cavallo di martellanti blast beats. Anche qui il rischio di headbanging è alto, tanto quanto il suo ritornello che tirannico chiede di essere ricantato, finché il pezzo non si spezza perfettamente al centro, quando resta un solo arpeggio incantevole a conferire un istante di pace e meraviglia per l’udito. Un interludio geniale questo, che fa da climax a un’esplosione vocale brutale e un ritmo sostenuto, con assolo e crescendo nell’intensità in direzione della conclusione.


Impetuoso ingresso quello di Thought & Memory che non risparmia la vittima, ma disprezza senza pietà nel rintocco delle percussioni, l’animosità delle cavernose harsh vocals e l’assalto sonoro delle corde fine e grosse. Accostandosi al secondo minuto, la velocità di esecuzione supera letteralmente il muro del suono. Una variazione ritmica costante nel pezzo oscilla tra il medio veloce e il rapidissimo lasciando senza parole di fronte alla tecnica impeccabile dello strumentale in velocità. Il pezzo è coronato da elementi inquietanti nel sussurrato, vento e corvi a stridere in chiusura. Uno degli istanti più intensi di questo disco senza dubbio.  Tanto quanto il prossimo brano in coda, Celestial Hysteria . Riprende esattamente il proprio titolo la traccia isterica. Apre in tripudio di elettrica e assorbe la rapidità della precedente nel cardiopalmo di esecuzione. Rispetto alla precedente anche le distorsioni vocali incendiarie tengono il passo accelerato dell’arrangiamento. Riffing breve e sostenuto si aggroviglia alle sorellastre pelli vigorose e battenti da capo a coda. Un altro momento hard-hitting del disco, specialmente dalla metà perfetta del brano e non tira mai il freno a mano.

 

 

 

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Photo credit Relic Imagery. Right to use permitted by courtesy of M-Theory Audio, Secret Service PR.

 

 

Una delle uniche tracce a non aprire in preambolo strumentale, ma con screaming diretto è Septic Testament. Un pezzo heavy senza dubbio, ma con istanti di intenso melodico, con un’accattivante ritmica che spintona ed evidenzia l’energia delle proprie chitarre sugli assoli da capogiro per tutto il brano, e inserti acustici sempre nel fatidico centro del pezzo. La metà è anche quella che ospita un fry screaming sostenuto in lunghezza mastodontica. Un pezzo che picchia duro e dietro la propria corazza si mostra ricco e seducente. Un momento di alta ispirazione del nuovo disco di The Absence.

 

Riffing rapidissimo e mordace in The Alpha Illusion incastrato a un battente arrangiamento. Le chitarre restano in primo piano in numerose sezioni e il riffing di base dalla cadenza oscura e apocalittica aggrappa del tutto l’attenzione sotto al layering che ne compone i vari strati di corde.  Fear of Existence accoglie giri di chitarra accattivanti sulla stessa scia con lunghe sezioni di solo strumentale prevalentemente cordofono. Energetica nel groove e ostile nelle vocals corrosive all’interno di un disco che non lascia alcuno spazio alla voce in pulito. Un riconoscibile giro di chitarra melodico di base torna in più punti del brano sotto alla coltre delle percussioni sparate a vivo. Chiude sfumando.

 

 

 

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Perla nera del disco la cover dei Suicidal Tendencies,
You Can’t Bring Me Down dove l’apice dell’incanto è raggiunto sin dal primo arpeggio con un lavoro fine ed elegante sotto al riflettore in primo piano. Sono momenti di fascino che subiscono una spinta vigorosa nel mosh pit più sfrenato dal minuto e mezzo. Il brano accoglie le guest vocals di Björn “Speed” Strid  dai Soilwork e The Night Flight Orchestra. Energia caricata all’ennesima potenza in un brano dal tiro micidiale con backing vocals che aizzano come un’orda pronta a combattere sotto alla guida del proprio frontman. Questo è un vero momentum e sfido a non ricantare con audacia la ripetizione di “You can’t bring me down, you can’t bring me down” con Jamie. Tre minuti e cinquanta ed ecco che il godimento nelle clean e gritty vocals ospiti entra per essere bevuto tutto d’un fiato. Ho trovato la scelta di includere questa rivisitazione essere geniale e calarsi benissimo dentro alla compattezza del disco con una istillazione super caricata di energia.

 

Siamo al termine con la traccia closer  Idle Thrones dove i The Absence concendono l’ultimo giro sul rollercoaster della texture chitarroni-batteria in blast che aveva aperto. Ultima dispensa del gutturale più scuro e di petto del vorace portavoce dei The Absence e sublimazione delle chitarre che neanche in chiusura dell’album vogliono ritirarsi meste, ma restano fiere e orgogliose a dare il meglio di assoli e giri brevi. Un brano alquanto orecchiabile e ricantabile anche lui. Quando il brano arriva a toccare l’ultimo secondo di esecuzione, l’istinto è quello di ripremere play per riprende il discorso da principio rivisitando i pezzi più forti del disco.

 

 

Rating: 9/10

 

Brani suggeriti: A Gift For the Obsessed, The Forging, Septic Testament, You Can’t Bring Me Down

 

 

 

 

 

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