THE ACACIA STRAIN: lo scenario sonoro di un mondo in lento decadimento, SLOW DECAY.

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THE ACACIA STRAIN

 

 

 

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Lo scorso dicembre avevano varcato la soglia della nona pubblicazione. Inarrestabili e a quanto pare inesauribili nella vena creativa, i THE ACACIA STRAIN tornano con il nuovo album SLOW DECAY il 24 luglio 2020 tramite Rise Records. La formazione storica dal Massacchussets in attività ormai da quasi due decadi con Vincent Bennett, Kevin Boutot, Devin Shidaker, Griffin Landa e Tom Smith si riaffaccia con una composizione ancora minacciosa, tipica di un marchio a fuoco che attinge al deathcore, al doomcore e a una serie di inconfondibili sfumature tetre del metal tra il caos ritmico e architetture dannatamente oscure.

 

 

 

 

THE ACACIA STRAIN: DA IT COMES IN WAVES A SLOW DECAY.

 

 

 

Con i The Acacia Strain parliamo di un prodotto metal del tutto personale, perché paragonarli a formazioni cardine del panorama deathcore come Thy Art Is Murder, Fit For An Autopsy, Whitechapel e via discorrendo, non è possibile. Non siamo di fronte a quel formato blindato e curato al dettaglio, inscritto all’interno di una blindata cornice sonora. Qui parliamo di cortine drammatiche, di un sound allo stato grezzo e composizioni minacciose con zero orecchiabilità. Con il precedente lavoro It Comes In Waves uscito il 26 dicembre 2019, i The Acacia Strain avevano proposto un lavoro cupo snodato su uno storytelling personale, tra il paganesimo e il mistico esoterico, uscendo perpetuamente dal regno del deathcore e attingendo a quello che avevo definito “doomcore” per le atmosfere buie e flemmatiche che lo percorrevano per intero.

 

 

 

 

Dai primi mesi del 2020, la formazione aveva rilasciato una serie di EP di un paio di brani, ciascuno con una lettera per titolo: D-E-C-A-Y. A luglio le mini release hanno trovato la loro collocazione nell’album completo, ventilato in precedenza da quelle lettere sparse. Le tracce riflettono la visione cardine dei The Acacia Strain, che qui aprono il sipario su un mondo decadente conducendo una lenta discesa negli inferi della follia di quello che è reale e quello che invece si trova sui confini indistinguibili dell’irrealtà. Così come il concept snocciola lo scenario di una realtà indistinta, questo viene specularmente riflesso nel songwriting e nei testi.

 

 

 

 

THE ACACIA STRAIN. SLOW DECAY.

Track by track review

 

 

 

Il disco è percorso per intero da atmosfere plumbee e antagoniste, texture vischiose tra le quali è impossibile districarsi e colate di deathcore demolitore. Principalmente avvolto da un mantello nero e da una costante oscurità, l’album apre e chiude soundscapes fuligginosi.

 

La traccia opener Feed A Pigeon Breed A Rat riecheggia di quella presenza di drammatico doomcore anticipato, nonostante sia percorsa dal tipico drums pattern del deathcore. Con accordature più basse dell’abissale, la traccia apre a partire da atmosfere inquietanti che l’avvolgono e risucchiano per intero e si schiera sul versante dell’aggressività intrisa di scenari infausti e da fiato sospeso. Allo stesso modo Solace And Serenity, dove un mellifluo e trascinato giro di chitarra circolare trafigge la cortina dell’heaviness e si trascina dietro tutto lo zolfo di atmosfere nebulose.

 

 

 

 

Il disco riserva una serie di capitoli regolati da un groove accattivante come Crippling Poison dove una sezione ritmica sostenuta con regolarità, stimola l’headbanging. Ferocia di mid growl e martellamento ritmico stringono e serrano l’arrangiamento in una morsa micidiale. Così come Crossgates, che guarda al marchio a fuoco tradizionale della formazione con ostilità a spreco e un hellscape di sicuro gradimento, accanto al mastodonte del deathcore Chhinnamasta. Questo in particolare è un highlight dell’intera selezione, senza filtri né mezze misure arriva all’ascoltatore come un pugno allo stomaco e in totale collisione di sensi. Un gran bel brano con bassi di granito e boato di chitarroni. Un pungente e languido guitar riff circolare aleggia sulla superficie con una melodia vorticante e riesce letteralmente a ipnotizzare l’ascoltatore, intrappolato dentro al pezzo.

 

All’altro spettro, quello del flemmatico cadenzato senza variazioni ritmiche repentine o da cardiopalmo, I Breathed In The Smoke Deeply It Tasted Like Death And I Smiled con Zach Hatfield dai Left Behind, una traccia dannata quanto la visione che la precede con tanto di cori di accoliti incappucciati. Lo stesso vale per Birds Of Paradise, Birds Of Prey, che si affaccia sul precipizio dell’atmosferico, restando in sospeso sul minimalismo di un arpeggio in bilico e un lavoro di corde in slow motion che accompagna il corteo funebre dell’arrangiamento.

 

 

 

 

Miscellaneo e caotico, Slow Decay è un disco che spara su tutti i versanti sonori e ne ha per tutti i palati del metal. Si basti pensare a Seeing God con la guest appearance di  Aaron Heard dai Jesus Piece e Nothing Fame, dove viene messo in vetrina proprio quel formato sonoro abrasivo e indefinito à la The Acacia Strain. Un output grezzo, caustico sulla distorsione vocale e in evoluzione su accompagnamenti diversi, spesso con transizione repentina e totale perdita di orientamento tra l’hardcore, il doom e il -core. Dalle architetture tetre e predominanti del disco, qui la formazione vira sulla brutalità e in direzione del pogo. Rabbia e rancore vocale prendono d’assalto sullo stesso palcoscenico che sussulta inseguendo l’hardcore. Altrettanto nevrotiche, massacranti e con una spiccata propensione al circle pit sfrenato, sparano a pieni cilindri con blast beats furiosi senza bersaglio tra impennate ritmiche e rallentamenti da freno a tavoletta: The Lucid Dream, Inverted Person e One Thousand Painful Stings.

 

In chiusura EARTH WILL BECOME DEATH procede con la stessa lentezza inquietante che scorre nel liquido spinale dei The Acacia Strain, a trasportare suoni e parole il cui peso sembra essere insostenibile. Slow Decay è un disco a lenta digestione, che trascina al di là di quei vaghi confini del mondo reale, dove poco si vede tra la nebbia e nulla si distingue. Un ascolto che si colloca esattamente a metà tra il caos volutamente non controllato e il doom organizzato.

 

Rating: 8.5/10

Brani suggeriti: Feed A Pigeon Breed A Rat, Crippling Poison, Crossgates, Inverted Person, Chhinnamasta

 

 

The Acacia Strain – Slow Decay tracklist:

 

1. Feed A Pigeon Breed A Rat

2. Crippling Poison

3. Seeing God (Feat. Aaron Heard)

4. Solace And Serenity

5. The Lucid Dream (Feat. Jess Nyx)

6. I Breathed In The Smoke Deeply It Tasted Like Death And I Smiled (Feat. Zach Hatfield)

7. Crossgates

8. Inverted Person

9. Chhinnamasta

10. One Thousand Painful Stings (Feat. Courtney Laplante)

11. Birds Of Paradise, Birds Of Prey

12. EARTH WILL BECOME DEATH

 

 

 

 

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