THE DEVIL WEARS PRADA al settimo album THE ACT: la trasformazione sperimentale del sound.

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THE DEVIL WEARS PRADA

 

 

 

 

Dal primo album in studio del 2006 intitolato Dear Love: A Beautiful Discord i THE DEVIL WEARS PRADA ne hanno percorsa di strada. Una strada tortuosa, che li ha visti trasformarsi, virare e avventurarsi attraverso un’alta sperimentazione con apice nel nuovo album THE ACT, che arriva l’11 ottobre 2019 tramite Solid State Records. In una recente intervista i The Devil Wears Prada hanno proclamato la propria reinvenzione e rinascita creativa. A partire dal perimetro metalcore, oggi la formazione rifiuta di collocarsi in un solo genere, prendendo nettamente le distanze dalle origini nel settimo album e spaccando la critica e la fan base a metà.

 

 

 

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THE DEVIL WEARS PRADA. THE ACT.

Track by track review

 

 

 

 

THE ACT è un album controverso, con tracce dotate di una personalità a sé stante, che se isolate non danno uno spaccato su una selezione coesa o che prende una direzione unica. Certo è che prende una direzione nuova, abbassando l’asticella dell’heaviness senza escluderla del tutto. Partono proprio da quello che resta dell’aggressività per la traccia di apertura Switchblade, costruita a partire da un’architettura aggrovigliata di corde dissonanti e lead tormentati specialmente sul ritornello, alta distorsione e screaming che strizzano l’occhio all’hardcore. Una sezione centrale di parlato robotico, effetti in synth e sola pulsazione spezzano il brano poco dopo la metà per rilanciare l’ascoltatore a ritmica rallentata nel groviglio da cui si era manifestata.

 

 

 

 

Il lead single Lines Of Your Hands, aveva dato un assaggio del disco, introducendo una doppietta di clean e harsh vocals in combinazione a uno strumentale minimalista, un tratto ricorrente dell’intero album in coppia al melodico. Il brano attacca scivolando in modo del tutto naturale dal precedente e quindi si introduce con corde distorte – specialmente vocali – in evoluzione sul post-hardcore, ma si tratta di una battaglia che deporrà l’ascia di guerra in coda in favore della pace e dell’armonia. Il brano ospita uno dei ritornelli più memorabili del disco e ruota intorno al vibe tipicamente post-hardcore e melodic hardcore all’interno di uno scenario fatto di passione, emozione e sottili atmosfere.

 

Guarda The Devil Wears Prada – Lines Of Your Hands (official lyric video):

 

 

Chemical ospita una prevalenza di cantato pulito, cortesia di Jeremy DePoyster. Questo, come alcuni altri capitoli del disco, va ad allungarsi su quella che oggi è una direzione intrapresa da numerose band che provengono dal metalcore blindato con una lunga carriera alle spalle, quella della rock arena. Qui con plus valore nel groove orecchiabile. Una versione di metal che si allarga sull’ascolto di massa con arena rock vocals. Questo brano trae ispirazione dalla tematica della dipendenza e tra intensità emotiva dalla linea vocale pulita espressiva di Jeremy DePoyster e dal catchy chorus. Personalmente apprezzo molto di più il pulito vocale di questa band che il distorto, sempre strillato e sgranato invece che appoggiato su una varietà di distorsioni vocali corpose, growl ignorante e simili. La lista dei migliori e più competenti screamers che il metalcore comanda è lunga prima di arrivare a Mike Hranica, che non è una delle voci più memorabili.

 

Così come la successiva Wave of Youth che attinge ancora più decisamente al rock sul versante alternative con una varietà di effetti elettronici mai troppo invasivi, guitar licks riverberati e tremolo nel retro dell’arrangiamento. Il brano si accende e si spegne in quanto a potenza, tenendo alta l’emozione, grazie al traino che qui svolgono le elettriche.

 

 

 

 

Tra gli atmosferici da alta tensione è annoverata Please Say No che in versione minimalista e nebulizzata lascia emergere il solo botta e risposta tra il cantato pulito e quello distorto con un ritornello all’insegna della melodia e dell’emozione. Il brano è ridotto al minimo dello strumentale, c’è solo una pulsazione ritmica sul synth etereo e trae più che altro dalle linee vocali. Nella seconda sezione, vicino alla fine, è collocato un languido assolo a rinforzare la dose emozionale.

 

The Thread è un brano che ospita alcuni tra i momenti e gli interventi in harsh vocals più aggressivi dell’album e un riffing affilato. L’heaviness è colata dentro a una struttura sincopata e in variazione ritmica, con rallentamenti o passaggi in cui lo strumentale è ridottissimo come quando ad esempio, un solo arpeggio sostiene le double vocals. C’è però una chicca nel massiccio breakdown dopo il quarto minuto. Una conclusione alla stregua del –core più puro, e meno male!

 

 

 

 

Successivamente anche Numb va a pescare dal pozzo del piombo, specialmente corazzando il mestiere di corde e di breakdown, ma lo va a intrecciare col melodico del cantato pulito, gli arpeggi, l’atmosferico etereo, un pianoforte bittersweet e ritornelli orecchiabili. Si tratta di una traccia che fa di entrambe le dinamiche heavy e melodic i suoi punti forti su un brillante incastro.

 

Un elemento costante del songwriting dei The Devil Wears Prada, non manca neanche qui. Parlo della presenza di sintetizzato con tutti quegli elementi atmosferici o elettronici diluiti all’interno dell’intera selezione. Già ascoltato finora, ma con il brano Isn’t It Strange? ne fa un esempio più eclatante. Si distingue per essere il brano più sintetizzato, sporcato di quel tanto di industrial, con semi parlato-screamato su una base down tempo distorta e fragorosa e un pianoforte decadente tra l’armonia del cantato pulito. Sulla scia del synth anche la successiva Diamond Lost che agli elementi elettronici incastra una sfumatura più rockeggiante in fusione ad armonizzazioni vocali e una varietà di dinamiche sonore dal flair vintage.

 

As Kids procede sul ciglio del minimalista, pianoforte e leggera percussione e quello dell’esplosione energetica. Dopo una breve introduzione all’apice del rock, il brano si spegne all’improvviso, tanto da lasciare talvolta le sole linee vocali. La formula dell’introduzione ritorna scoppiando lungo l’arrangiamento in un’alternanza repentina di potenza e calma malinconica.

 

 

 

 

Nella penultima traccia Even Though ho ritrovato sul languore del giro circolare di chitarra dello sludge, o se vogliamo, del darkwave à la Chelsea Wolfe. Il tratto principale del brano, oltre alle prevedibili esplosioni, è proprio la chitarra melliflua, flemmatica e drammatica tanto quanto lo scenario messo in atto dal brano. Complice dell’allure stravagante del brano è il ritornello in qualche modo orecchiabile. Un paio di assoli memorabili si aprono invece nella seconda metà.

 

La traccia di chiusura Spiderhead torna in cerchio con l’aggressività dell’apertura del disco con linea vocale lacerante e chitarre sferraglianti, lavoretto sostenuto da doppio pedale, super fuzz bass e breakdown per concludere in finale assalto sonoro. Pestando il piede sull’acceleratore ritmico hardcore, si termina il viaggio in cardiopalmo.

 

 

 

 

THE ACT è un album avventuroso e una nuova dichiarazione artistica i cui fili narrativi non fanno parte della stessa matassa, ma sono slegati e prendono ciascuno una direzione propria. Una scelta miscellanea e voluta, che da un lato disorienta l’ascoltatore che conosce i TDWP per il formato metalcore, ma che dall’altro non manca di potenziale. Sicuramente è un passo importante per la temeraria sperimentazione nella carriera di una band che ha ancora assi infilati su per la manica e che, forse, in un genere completamente diverso da quello delle origini, potrebbe trovare in futuro una nuova identità e funzionare di nuovo come prima.

 

 

Rating: 8/10

Brani suggeriti: Switchblade, Lines of Your Hands, Chemical, The Thread, Numb, Spiderhead

 

 

The Devil Wears Prada – The Act tracklist:

 

1. Switchblade

2.  Lines of Your Hands

3. Chemical

4. Wave of Youth

5. Please Say No

6. The Thread

7. Numb

8. Isn’t It Strange?

9. Diamond Lost

10. As Kids

11. Even Though

12. Spiderhead

 

 

 

 

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