THE ORDER OF ELIJAH. PATHOS, LOGOS, ETHOS. Emozione, logica ed etica in versione deathcore massacrante.

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THE ORDER OF ELIJAH.

Bio e discografia.

 

 

 

I The Order Of Elijah anche noti come TOOE, sono un quartetto appartenente al deathcore statunitense, che attinge a diverse varianti dei generi –core fra cui anche il progressive metalcore. Si sono formati nel 2008 a Joplin, in Missouri. Il lineup corrente include:  Shannon Low alle vocals, Bryan Cox alla chitarra, James Copley al basso e il nuovo batterista Jesse Paiano. Hanno una copiosa esperienza di date live calcando il palco di icone quali gli Emmure, gli Attila, i Born Of Osiris, War Of Ages, Cattle Decapitation, After The Burial.

 

 

 

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La discografia dei The Order Of Elijah include una prima release dell’album Accession tramite Tunecore, successivamente ripubblicato tramite la Rottweiler Records insieme a tre nuovi singoli nell’album Deathrone del 2012. Hanno successivamente firmato un nuovo accordo con l’attuale etichetta, la Luxor Records con la quale è stata progressivamente abbandonato la strada del Christian deathcore adottata sin dalle origini, verso lidi più massicci e disillusi del deathcore e del metal con la release del 2016 di War At Heart. Il terzo album in studio dei The Order Of Elijah, PATHOS, LOGOS, ETHOS  è stato pubblicato il 19 Maggio 2018 tramite Luxor Records.

 

 

 

 

THE ORDER OF ELIJAH. PATHOS, LOGOS, ETHOS.

Sound overview

 

 

 

I The Order Of Elijah tornano dopo l’acclamato War At Heart che aveva guadagnato una posizione nella Top 10 iTunes Metal Chart a ristabilire l’equilibrio sconquassato dalla denuncia al mondo Cristiano da parte di Shannon Low in seguito allo studio del trattato The God Delusion del 2006 dell’etologo britannico Dawkins.

 

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“The title of the record says a lot about what we’re trying to achieve with this release. The majority of lyrics were written in isolation during the beginning of the current American cold culture war. Pathos means emotion, Logos means logic, and Ethos means ethics.” Shannon Low, The Order Of Elijah.

 

 

 

THE ORDER OF ELIJAH. PATHOS, LOGOS, ETHOS.

Track by track review

 

  

 

1. E Pluribus Unum

2. Highly Functioning Sociopath

3. Meaning of Life

4. Kill Your Masters

5. 1%

6. Hitchens’ Butterfly

7. Cut From the Strings

8. Secular Nation

9. Nothing but Sky

10. Answers

 

 

 

Il nuovo album dei The Order Of Elijah apre con E Pluribus Unum dove il richiamo è diretto all’American Dream sia nel testo che attraverso il titolo, fraseggio familiare a molti perché ritratto nella banconota da un dollaro statunitense, nonché motto nazionale degli USA. Sin da questa apertura la band mette in bella vista il sound che attraverso tutto l’album propone e sfoggia massicci break down, riffing stoppatissimo supportato da linee di basso intense e reboanti al massimo, blast beats matematicamente precisi.  Si tratta di un brano aggressivo con passo apocalittico, oscuro fin dal primo arpeggio di chitarra pulito in esplosione sonora nella distorsione. Le harsh vocals sono molto corrosive, fra il growl medio e un pig squeal screaming di totale abrasione.

 

 

Guarda il video ufficiale di The Order of Elijah – E Pluribus Unum:

 

 

Highly Functioning Sociopath è il lead single dell’album e si dimena fra un arrangiamento incalzante e orecchiabile. Lo screaming cantato qui si intreccia a brevissime sezioni di parlato distorto e in brevi istanti pulito. Questo cantato incalzante è sostenuto dallo stesso arrangiamento sincopato su tutta la strumentazione. Diviene particolarmente ipnotico nella ripetizione nevrotica del fraseggio di parlato graffiante alla seconda metà in poi. C’è un lavoro di corde interessante nei giri circolari e un alto senso di psicotico nel brano. Un brano altrettanto nevrotico in apertura e sostenuto nei fraseggi in cantato distorto è un brano fra gli ultimi della lista, Secular Nation. Ospita dei bei giri di chitarra ed è un brano con alto senso di disagio dovutamente anche alla distorsione ulteriormente effettata digitalmente a conferire un connotato spettrale e mostruoso alle harsh vocals. Il brano subisce delle variazioni ritmiche in accelerazione nell’arrangiamento quanto del cantato.

 

 

Guarda il video ufficiale di The Order of Elijah – Highly Functioning Sociopath:

 

 

Meaning Of Life è un brano che apre con giri di chitarra e ticchettio da headbanging, in grado di aggrappare l’attenzione dell’ascoltatore su cui si interseca un provocatorio parlato pulito in crescendo verso l’urlo. L’intro è seguita da un fry screaming primordiale appoggiato in lunghezza e prosegue con intermittenze di harsh vocals di diversa tipologia, quando più vicine al growl, quando più vicine allo screaming alto.  Vocalmente accoglie brevi fraseggi di parlato pulito in rapping veloce e cantato in clean and clear su pitch alto e squillante la cui inclusione non ho ben compreso. Una voce plastica e argentina che viene sbranata dalla varietà di distorsioni del brano. Nella seconda metà del pezzo un solo accompagnamento di basso pulsante e altrettanto palpitanti percussioni su cui successivamente si introduce l’elettrica apre alla conclusione e cantato ancora frenetico e ai break down più tellurici del brano.

 

La quarta nella tracklist è Kill Your Masters che si presenta con un introduttorio lavoro di chitarra elettrica reminescente di heavy metal e istanti di frenesia da doppio pedale specialmente all’inizio. In questo pezzo ritroviamo lo stesso parlato rancoroso e provocatorio su andamento rap, di quei messaggi disillusi sulla cultura americana sparsi per tutto il disco. Non particolarmente distintiva, resta sulla linea del suono blindato delle altre tracce con gli stessi elementi con rocciosa intersezione di basso e chitarra

 

 

 

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1% si introduce con suoni da distorsione di chitarra spinti all’apice del crunch e suoni atmosferici e sci-fi che fanno calare sul pezzo una coltre oscura e tensoria. Fra parlato e cantato distorto si addentra un apprezzabile lavoro di chitarra. Il tappeto ritmico del brano cambia da medio lento in entrata a sostenere successivamente sezioni più incendiarie e più sincopate da parlato. Subisce rallentamenti dove è sovrastato da basso plumbeo e giri stoppati di chitarra e accelerazioni. La traccia accoglie anche istanti di growl a fondo della gutturalità specialmente in chiusura.

 

Hitchens Butterfly è un brano introdotto da giri di chitarra molto gustosi heavy metal e che si intervallano a istanti di deathcore pantagruelico con harsh vocals fra l’abrasivo dello screaming in variante kvlt screaming e growl più cavernoso. Guadagna sul lavoro di corde che qui viene ricercato per un nuovo ascolto.

 

Un altro brano del disco ad ospitare voce in clean and clear è Cut From The Strings, la quale viene impiegata in un raro esemplare di fugace catchy chorus dell’intero album. Il pezzo parte frenetico nel cantato e nella rapidità ritmica. Fra sezioni caustiche concede quel tanto di ossigeno nelle sole due ripetizioni in cantato pulito. Simile a questa traccia è la Nothing But Sky che è un brano avvincente e il più carico di metalcore classico nell’arrangiamento senza risparmiare l’accezione death. Anche questa traccia contiene degli interludi in voce cristallina fra istanti più incendiari di corde vocali, blast beats e lavoro infernale di corde grosse e fine. Impressionanti break down e distorsione in fry screaming supportate più volte in lunghezza nel pezzo cospargono di polvere pirica l’arrangiamento.

 

 

 

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La traccia closer Answer ha un’introduzione piacevole su varie corde e un incedere pesante. Riprende dei fraseggi in cantato pulito, che si calano nell’arrangiamento ma all’ascolto danno un senso di stranezza. Perché la voce pulita è ancora una volta cosi pulita, giovane e fresca che sembra rifarsi a un genere pop punk. Accanto alla distorsione lacerante prevalente nei The Order Of Elijah sembra un agnello pronto a essere sbranato dal lupo. Answer è un brano su andamento più lento e regolare.

 

All’ascolto sembrano tracce tutte un po’ simili senza grosse virate sperimentali in dieci brani, perde un poco nell’ispirazione di composizione e guadagna nell’ispirazione testuale come nella compattezza del suono blindato prescelto. Non resta particolarmente nella memoria di chorus o grosse stand out tracks che restano nella memoria come pezzi mastodontici. I The Order Of Elijah sono rimasti su una linea spessa e unica di assalto sonoro. Si tratta senza dubbio di un disco che incontrerà il gradimento delle frange più estreme del metal, con un minimo livello di orecchiabilità commerciale e un’alta distruzione. Al sicuro nel territorio delle heaviness prescelta. Le harsh vocals sono impressionanti per la lacerazione, peccato per l’introduzione di un clean così plastico che lascia desiderare. Il disco parte con un piede deciso nell’aggrappare l’attenzione e sembra perdere un poco di ispirazione dalla seconda metà. Ma resta un album molto buono e con ottima produzione, per essere apprezzato in pieno necessita di più ascolti.

 

 

Rating: 8.8/10

 

Brani suggeriti: E Pluribus Unum, Highly Functioning Sociopath, Hitchens Butterfly, Nothing But Sky

 

 

 

 

 

 

 

 

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