THE PARALLEL: Nobile tecnica e intricate progressioni nel nuovo WEAVER.

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THE PARALLEL.

Progressive metalcore tecnico dal Canada.

 

 

 

Alle ultime battute di questo 2018 che ha visto numerose uscite di successo dal metalcore mainstream e underground, SICK AND SOUND vi introduce agli ultimi album dell’anno, tra cui i THE PARALLEL, un outfit progressive metalcore  dal Canada, Toronto, in occasione del primo full-length WEAVER del 7 dicembre 2018 pubblicato da InVogue Records. La formazione schiera: Luke Snider alla linea vocale, i chitarristi Brandon Kirwin e Brett Cox, il batterista Ron Totman.

 

 

Dal primo album EMBARK EP del 2015, i The Parallel hanno acceso la miccia di un sound progressivo unico, riassumibile in cinque aggettivi: heavy, dissonante, intricato, tecnico, orecchiabile.

 

 

 

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THE PARALLEL. WEAVER.

Recensione traccia per traccia

 

 

 

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Guarda il video ufficiale di The Parallel – Monochrome:

 

 

Apre con un tappeto ritmico impetuoso e irregolare, chitarre serrate e massicci bassi colando addosso all’ascoltatore come pece, nera e densa: Encrypt (Ion). Si mostra un brano fitto e aggrovigliato quando le chitarre si sdoppiano e si fanno vorticose. Si cerca di isolare l’una o l’altra ma è impresa impossibile. In mezzo all’uragano si resta travolti, finché dal minuto 1,43 il pezzo si apre ad un interludio melodico che di base ha una sfumatura progressive rock, e voce pulita. Pochi secondi di ossigeno prima di rituffarsi nel mosh pit di chitarre alla velocità della luce inghiottiti dal boato dei bassi e percossi dal pattern di batteria.

 

 

Chimera si presenta in intro melodica sintetizzata e progressivamente assorbe elementi dallo strumentale più feroce. Le distorsioni vocali del brano sono nefaste soprattutto sulla variante gutturale del low grow accompagnato dalla versione media, e una varietà di high screaming che in qualche breve istante ha una reminescenza di kvlt. Accoglie un catchy chorus cantato a piena potenza e uno squisito bridge di sospensione in voce pulita riverberata accompagnata dalle sole linee di basso. Inaspettato quanto quello che arriva dopo: una mitragliata di percussioni e blast beats che sfondano il muro del suono. Ma non è finita, perché si corre per un po’ sull’incendiario, finché dal minuto 3,15 un mastodontico break down, varia ancora il componimento. Il brano è strutturato intorno alla variazione e le continue evoluzioni che lo rendono imprevedibile. Non resta nella memoria per la regolarità e l’orecchiabilità, quanto per il dinamismo.

 

Guarda il video ufficiale di The Parallel – Chimera:

 

 

Con l’attacco di Time Tunnel mi viene da confermare un’idea che girava già nella mia testa, che i maestri di corde dei The Parallel e non solo, se si sapranno giocare bene le loro carte, si strapperanno il podio tra le migliori band progressive metalcore. Frenesia e creatività di riffing fanno interamente da traino al brano, con uno scheletro di evidenti bassi. Si tratta davvero di un tunnel temporale, nel quale si resta ipnotizzati da quello che fanno le chitarre. Accoglie una breve sezione melodica post-hardcore nella seconda metà del brano. E quando il brano, infernale che sia, ha raggiunto quella che sembra la fine si riaccende sui chitarroni bassi e sull’ultima sgranocchiata di voraci harsh vocals. La parola qui è brutalità.

 

Arriva a questo punto un trittico di brani che restando sul signature sound dei The Parallel, favorisce maggiormente il versante melodico e meno quello caustico dei precedenti. Chitarre pulite per pochi secondi per Gloom che preannunciano la melodia di base di tutto il brano. In superficie energico e potente, il brano ospita a fondo una linea continua di melodia che si esplicita nel ritornello e chitarre qui in giri più sinuosi e meno fragorosi.

 

 

Sul lato dell’orecchiabilità anche Wanderlust, il brano incentrato sul desiderio di andarsene via e lontano, che espone un gustoso ritornello da sing along simile alla traccia precedente nel cantato. Più ricco nel riffing, più aggrovigliato e con una sezione ritmica dinamica, riesce ad aggrappare decisamente l’attenzione sul chorus.

 

Chiude il trittico di heaviness-catchiness il brano in coda Thread per la quale è stata prevista la collaborazione con Kyle Anderson dagli Afterimage nel quale si fa riferimento al filo conduttore della vita, argomento che sarà affrontato nel dettaglio in Moirai. Il brano tende a scivolare via senza restare troppo impresso.

 

Guarda il video ufficiale di The Parallel – Wanderlust:

 

 

Ego Death è un brano con una delle introduzioni più memorabili del disco con chitarroni down tuned e tutti quegli elementi del metalcore granitico e delle frange più heavy. Queste caratteristiche sono incastrate nel brano a passaggi più plastici sulla versione sonora del pop punk. Tende a perdere di compattezza con questo tipo di integrazione seppur piacevole. Se fosse stato un brano esclusivamente blindato, sarebbe stato un asso.

 

 

Giusto per ricordare che i The Parallel la sanno lunga sul mestiere di corde: Moirai, che apre con arpeggio pulito e leggermente in delay, e una sottostante solista che ci si cuce. Moirai è un brano più dolce amaro e malinconico, con piccoli elementi sottostanti che ne rinforzano questa caratteristica. I fraseggi puliti, sporcati quel tanto di grit, sono cantati a pieni polmoni ed espongono un aspetto fondamentale del brano: l’emozione. È un brano diverso dagli altri, bello, con riferimento alle Moire, figure mitologiche greche associate alle Parche romane, figure che controllavano il filo conduttore della vita di ogni mortale dalla nascita alla morte e personificazione del destino ineluttabile.

 

 

 

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Wax Wings è un brano che nel ritornello mi ha ricordato il nuovo disco degli Architects nella linea vocale, Holy Hell, con particolare riferimento al brano Dying To Heal. Un brano con chitarre squarcianti e groove ultra tenace. Il suono blindato è esplicitato in istanti di roccioso breakdown e apocalissi di chitarre-basso. L’animosità vocale si esplicita qui tra la brutalità del low range growl e il cantato a squarciagola sul chorus che riesce a guadagnarsi il coinvolgimento dell’ascoltatore. Un brano che nel binomio heaviness-catchiness funziona benissimo.

 

I The Parallel chiudono questo Weaver con l’ultima pennellata di melodia: Oracle. Il caso del disco sembra aver trovato un ordine e tutte le tracce aver trovato il proprio posto. Ed è così che il disco si chiude, con un ultimo brano che ha indorato il metalcore e gli istanti più brutali delle corde vocali ed elettriche con istanti di pura melodia in clean vocals e giri di chitarra melliflui e seducenti. Al centro il brano ospita un istante di follia strumentale di growl feroce e psicosi di chitarre serratissime che devia dalla linea melodica principale, ma solo per poco, finché ci si lascia completamente andare sul luminoso catchy chorus.

 

 

Il nuovo album dei The Parallel è un disco tecnicamente molto ricco e intricato, che sa distendere nella melodia e spintonare di nuovo sulla heaviness. Passaggi repentini di furia strumentale rincorrono interludi di sospensione e armonia in un lasciarsi e riprendersi costante. Sono dodici brani saldati su una solida struttura di corde, dove le chitarre sono il cavo di trazione principale dell’intero album e delle sezioni di alto spessore tecnico e creativo. Massimo rating per la tecnica, un po’ meno per la memorabilità. Per  trattenere le tracce standout e per andare ad isolare i brani preferiti necessita di essere riavvolto più volte.

 

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Monochrome, Chimera, Wanderlust, Moirai, Wax Wings, Oracle

 

 

Tracklist completa per The Parallel – Weaver:

 

1. Decipher

2. Monochrome

3. Encrypt (Ion)

4. Chimera

5. Time Tunnel

6. Gloom

7. Wanderlust

8. Thread (feat. Kyle Anderson)

9. Ego Death

10. Moirai

11. Wax Wings

12. Oracle

 

 

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