THE ULTIMATE ALTERNATIVE WORKOUT SELECTION. PART 2.

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THE ULTIMATE ALTERNATIVE WORKOUT SELECTION.

15 brani alternative da playlist spacca allenamento.

 

 

 

PARTE PRIMA

 

1. Sevendust – Not Today
2. Disturbed – Down With The Sickness
3. Avenged Sevenfold – Nightmare
4. Shinedown – Enemies
5. Alter Bridge – Addicted To Pain
6. Mudvayne – Not Falling
7. Chevelle – Door To Door Cannibals
8. A Perfect Circle – Judith

 

 
PARTE SECONDA

 

 

9. Deftones – Bloody Cape
10. Drowning Pool – Sinner
11. Limp Bizkit – Rollin
12. Papa Roach – Face Everything And Rise
13. Staind – Eyes Wide Open
14. Stone Sour – Absolute Zero
15. Nothing More – Go To War

 

 

 

PARTE SECONDA

 

 

9. Deftones – Bloody Cape

 

Dall’omonimo album Deftones, del 2003, di una produzione discografica di otto di una delle band più longeve del soundscape nu metal e alternative. Brano che spacca i timpani fin dal suo grand opening in crunch guitar e sferragliamento di riff, ingresso di dure basslines e un evidente bass slapping in totale assonanza con le sonorità dei Korn, inguagliati in drums pattern roventi. La voce di questo inconfondibile cantante, Chino Moreno, da un’espressiva tecnica cry e vari giri vocali di voce pulita e di testa, squarcia il petto negli high fry screaming finali da paura, pura potenza ad alto voltaggio. Uno dei brani più spacca ossa dell’album.

 

 

 

10. Drowning Pool – Sinner

 

Titletrack dell’omonimo album dei Drowning Pool, Sinner, del 2001, primo di sei studio albums e un EP. Una band che ha cambiato i suoi lead singers almeno tre volte, senza mai smentirsi dal 1996, anno della formazione a Dallas. Eccezionale album di debutto con brani di calibro memorabile nella storia della band come Bodies, Tear Away e Sinner. Opener del disco, Sinner, è la canzone più breve nell’album, ma che lacera la pelle in poco più di due minuti e trenta. Accoglie sezioni di cantato memorizzabili sulle rare clean vocals di Dave Williams che restano immortali nonostante la sua dipartita. Dave supera di gran lunga maggior parte dei suoi contemporanei, divincolandosi fra una manciata di melodico e vocals in mid range growl proprio in questa canzone. C.J. Pierce conduce un assalto frontale sulle acrobazie di chitarra suonate con un livello di fluidità sorprendente. Sin dall’apertura Sinner lancia a raffica contro l’ascoltatore la rabbia che la stravolge dall’interno.

 

 

 

11. Limp Bizkit – Rollin

 

Brano iconico dei Limp Bizkit, appartenente a Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water del 2000, come uniche sono le sonorità con le quali aveva sfondato in debutto. E chi se lo scorda il brano dove Fred Durst sbatteva in wheel driving il braccio a destra e sinistra e che scimmiottava nel video che girava su MTV. Album energico ed esplosivo che accoglie alcune tra le tracce più emblematiche della band come My Way, Take A Look Around, My Generation. Rollin è un brano che perfora all’istante il coinvolgimento mentale, strutturato su catchy hooks e refrain, spinge all’headbanging e decisamente allo scatenamento. Brano quanto mai commerciale ma veramente azzeccato per questa selezione, su contaminazione scratch, geniale incastro di percussioni che tengono al guinzaglio la ritmica dell’intera traccia, riff tonante, circolare e tematico della traccia, convulse basslines cucite a vivo nei riff.

 

 

12. Papa Roach – Face Everything And Rise

 

Face Everything And Rise è un brano completamente in clash con le sonorità originali dei Papa Roach di brani della portata di Last Resort del 2000, dell’album Infest. Fu proprio questo lavoro a far esplodere la fama della band con triplo disco di platino, su sonorità quanto mai rap-rock, virili e ruggiti di chitarra super-speed. Il brano è accolto dall’omonimo album F.E.A.R. del 2015, parte di una discografia di 10 altri lavori dei Papa Roach, fino al recentissimo Crooked Teeth del 2017. Una titletrack con chiara contaminazione elettronica e synth breakdowns che si destreggia dalla semplice progressione di giri di chitarra ad un’atmosfera più drammatica su tastiere elettroniche e catchy refrain. Un ambient catartico sulla resilienza dell’essere umano verso le difficoltà della vita. Ciò che non ci uccide, ci fortifica. “My pain is a blessing in disguise. I will face everything and rise. Never gonna quit until I die. Angels keep falling from the sky. I’ll take the broken wings and learn to fly. I will face everything and rise”.

 

 

 

13. Staind – Eyes Wide Open

 

Un brano forse tra i meno conosciuti per i non appassionati degli Staind, commercialmente famosi per altre super hits come Outside, It’s Been Awhile, For You, Mudshovel. Le vocals multi sfaccettate di Aaron Lewis, sono tra quelle che preferisco, laddove gli Staind sono stati mentori della mia formazione nell’alternative metal. Parte del self titled album Staind del 2011 e parte di una discografia che conta 7 album in studio.
La traccia apre con bassline che si allunga immancabilmente verso gli old days di Dysfunction, accompagnata da un rampante drums pattern, esplosione di guitar licks energici. Il tutto su flusso e filusso del fantastico cantato tra distorsione vocale in high fry screaming e growl medio e clean and clear vocals in rapidissimo switch. Questo passaggio ultra fluido sfocia nella tonalità piena di Aaron nel ritornello, l’inconfondibile voce dalle mille sfumature post grunge ed heavy che conosciamo benissimo. Brano che conduce un senso di tormento per tutto l’unfolding dove Mike sta veramente col fiato sul collo con i suoi riff distorti e vigorosi. Il chorus si marchia a fuoco di brutalità su screaming che sono proporzionali al sound heavy viscerale di uno dei brani più fenomenali degli Staind.

 

 

 

14. Stone Sour – Absolute Zero

 

L’immancabile ferocia di Corey Taylor in questa selezione alternative non poteva mancare. Absolute Zero è parte dell’album House of Gold & Bones Part 1 del 2012 degli Stone Sour, in una discografia da sei lavori in studio, ultimo fra i quali Hydrograd del 2017, la cui recensione è disponibile su SICK AND SOUND all’indirizzo: www.sickandsound.it/nomen-omen-hydrograd-stone-sour. Il brano è molto rockeggiante, con un odio di fondo in linea con la bacchettata morale di un disco incentrato sul ritrovare se stessi a seguito delle battaglie personali condotte per superare una relazione traumatica spaziando dal polemico vitriolico, afflitto, depresso, rabbioso e amareggiato. Un Corey Taylor a confermarsi uno dei lead singers più potenti e unici del panorama metal di tutti i tempi, hard-hitting riff e assolo di Josh Rand and James Root e percussioni reboanti di Roy Mayorga.

 

 

 

15. Nothing More – Go To War

 

Go To War è parte del sesto e ultimo album dei Nothing More uscito il 15 settembre 2017, The Stories We Tell Ourselves. Il singolo si alimenta di flussi e riflussi tra momenti decisamente heavy e momenti molto più melodici su un vocal range del tutto dinamico. Jonny Hawkins intermezza voce di testa e falsetti, clear vocals, a distorsioni vocali repentine e ritorna in sussurrato, poi ancora alza decisamente il volume lasciando scioccati per quanto la transizione sia liquida. Il singolo porta in petto melodie taglienti come rasoi e un testo selvaggiamente intelligente, a dispetto, anche un poco criptico. Un brano che incorpora la metaforica guerra che può ammorbare una relazione sentimentale tossica. Decisamente uno dei brani più hard hitting dei nuovi Nothing More e un album da incursione e capogiro dalla prima all’ultima traccia. I Nothing More sono seguiti a tutto tondo da SICK AND SOUND, per tutte le recensioni della band visita anche: www.sickandsound.it/category/artists/nothing-more .

 

 

 

 

 

Per la PRIMA PARTE della Ultimate Alternative Workout Selection su SICK AND SOUND:

www.sickandsound.it/the-ultimate-alternative-workout-selection-part-1

 

 

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