THORNHILL. BUTTERFLY EP. Una farfalla variopinta in incantevole evoluzione dal baco.

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ABOUT THORNHILL.

Australian metalcore.

 

 

 

 

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I Thornhill sono un quintetto proveniente da una terra che al momento genera e moltiplica outfit dai generi –core, specialmente del metalcore. Si sono formati a Melbourne, e sono una formazione alternative metalcore correntemente sotto l’etichetta UNFD. Il lineup include: Jacob Charlton  alle vocals, Ethan McCann e Matt Van Duppen alle rispettive chitarre, Ben Maida alla batteria e il bassista Nick Sjogren.

 

Dalla loro formazione i Thornhill sono comparsi al fianco degli Hellions come opening act e successivamente accanto a Void of Vision, Northlane, Architects e In Hearts Wake.

 

 

 

 

In rotazione sui più ascoltati della piattaforma Triple J Unearthed e nominati Unearthed Feature Artist nel Novembre 2017, si sono affacciati e stanno scalando un meritato successo.  

 

I Thornhill hanno pubblicato tramite UNFD il loro album BUTTERFLY EP il 16 Febbraio 2018 insieme alla release ufficiale del video per il primo estratto Reptile. Si tratta del follow up dell’extended play di debutto 13 EP del 2016. Il release party di Butterfly verrà lanciato il 7 Aprile 2018 a Melbourne dove i Thornhill saranno supportati da Sleep TalkMirrors e Incentives

 

 

 

THORNHILL. BUTTERFLY EP.

Overview.

 

 

 

 
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Il concetto legato all’immagine della farfalla, ripreso nell’album dei Thornhill nel titolo e nell’artwork, segue l’idea della metamorfosi della larva, che in un arco temporale ristretto si trasforma fino ad evoluzione completa in farfalla. Nonostante la breve vita di questo newbie outfit, l’esperienza svalica ogni confine temporale. Nel proprio secondo EP, i Thornhill emergono dalla crisalide con sei brani che hanno marcato l’inizio di una fase completamente nuova dell’evoluzione di questa formazione metalcore australiana.

 

 

 

 

Butterfly EP si erge a colonna sonora delle esperienze di vita di un ventenne con uno sguardo approfondito all’aspetto introspettivo. Attinge ad influenze di titani quali i Karnivool, i Tool,  fino ad assorbire contaminazioni più distanti come i Radiohead e Jeff Buckley, in miscelazione perfetta di heaviness e melodico. Butterly EP intesse strati di complessità sonora che sfondano le strutture schematiche dei generi musicali, con focalizzazione su uno stile eclettico che caratterizza questa band.

 

L’album è il seguito lineare del precedente 13, che avanza in progressione caotica eppure ordinata senza collocarsi in frames sonore, ma facendo bella mostra di una varietà di generi ed influenze combinate in strati complessi e sound fluido. Le sonorità dei Thornhill in Butterfly fluttuano nel djent, nel progressive rock, sono marchiate a fuoco dal metalcore, con qualche briciola di progressive metalcore e il risultato non suona stonato né confusionario neanche un pochino.

 

 

 

 

 

THORNHILL. BUTTERFLY EP.

Track by track

 

 

 

 

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La contaminazione elettronica e synth è evidente sin dall’apertura, dove le vocals sono eteree e creano un preambolo tensorio al groove del brano, carico di energia e in bilico tra heaviness e catchiness nella melodia. Crunch guitar al massimo nel riffing serrato, supportate da un basso tonante a fondo della dimensione del pezzo e un chorus in grado aggrappare l’attenzione con uncini.

 

Il cantato è pulito nella linea vocale dei fraseggi, intenso tra registro alto, parlato sussurrato e distorto come il genere comanda nelle sezioni più pesanti. Nell’atmosfera affilata si dondolano dei cori in eco che creano una multidimensionalità al brano e la sensazione che sprigiona il brano è di disagio, di fuga tra brevi istanti di ossigenazione e una martellante rincorsa nella ritmica e nei break down carichi di benzina in fiamme.

 

 

 

 

Apertura massiccia quella della successiva Parasite dove la potenza è in tripudio del suo strumentale. Un mid range growl apre le fauci sull’ascoltatore, feroce e rabbioso, mentre un incantato falsetto e un registro alto sfiorato da Charlton come poche altre volte lo ascolterete nel genere metalcore, cosparge il pezzo di atmosfera. Il picco vocale toccato è fenomenale, e appoggiato impeccabilmente, sovra inciso alle harsh vocals, crea distensione nell’increspatura. L’assalto sonoro delle corde elettriche fine, insieme alle corde grosse e rocciose, combinato alla ritmica da pugni in faccia, è perforato dal cantato pulito da brividi lungo la spina dorsale. Intarsiata e perfetta la combinazione, getta un tappeto sonoro spettrale, oscuro e meditabondo a fondo di un predominante arrangiamento distruttivo.

 

 

 

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Il prossimo brano in coda è il lead single dell’album, Reptile. L’apertura in batteria e giri di chitarra circolari crea un vestibolo che nella prima sezione ritmica coinvolge l’ascolto. Quindici secondi di riscaldamento e una mitragliata di guitar riff incendiari in distorsione fragorosa sfondano l’arrangiamento, con palpitanti blast beats che nel brano assorbono l’elemento djent punitivo e screaming devastante. Non manca l’ausilio di linea vocale pulita sempre in registro alto. I break down che cadono come massi nel brano si fanno sussultori, vi segnalo quello al minuto 1:35 dove l’elettrica in riff stoppato azzanna e rilascia la sua preda in ascolto, e quello dove la suspance tocca un picco altissimo dal 2:08 prima di lanciarsi nel mosh pit.  Eccezionale l’incastro matematico tra blast beats, giri di chitarra brevi e linee di basso vibranti dal 3:11 dove corrono a velocità supersonica prima del riposo atmosferico finale.

 

 

 

 

Il pezzo è stato messo in piedi da un concept elaborato dal frontman dei Thornhill, Jacob Charlton e ispirato dal fascino subito dall’horror e il sentimento di paura umana

 

“I wrote this song based on my idea for the video, in my own mind, the lyrics were written after the video plot was created. I’ve always had a heavy hand in making movies when I was younger and an interest in acting, from school projects and plays, to family made flicks with my siblings, so it was a dream come true to be able to come up with an idea, act, incorporate my best mates and see it grow into a short film.” Jacob Charlton.

 

My Design apre in sola linea vocale pulita portata via dalla reboante chitarra in giro circolare nel retro, che abbassa il proprio volume nell’unfolding ma resta con lo stesso riff inquietante e gustoso. Il giro di chitarra in evidenza conferisce insieme alle basslines un aspetto più tetro e impetuoso. Il cantato non manca si toccare il limite del cielo del proprio registro, senza spingere nell’intensità e si rende predominante nel pulito rispetto alle harsh vocals, che si infiammano solo in rari passaggi. Sono linee vocali più trascinate e disilluse come si può evincere anche dalla testualità del brano. La sezione che si apre dal 2:24 tocca con delicatezza l’arrangiamento, e lo rende ancora ricco nella sofferenza e malinconia espressa in pieno nel melodico.

 

 

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Headbanging allo stato più puro della materia quello che scopre il penultimo pezzo e che spintona dai primi giri e i primi beats, Lavender. Senza crescendo, Lavender esplode sin dall’apertura e si dimena sull’autodistruzione sonora, su una ritmica rapida e frenetica, fluttuazioni vocali evanescenti e tutti gli elementi incendiari che i Thornhill sanno sapientemente combinare in proporzione infallibile al milligrammo.

 

 

 

 

Specularmente capovolto rispetto alla traccia precedente, ospita una prevalenza di aggressività e ferocia bruta nelle harsh vocals e nello strumentale. La violenza è sguinzagliata nei guitar riff polverizzanti e affilatissimi, che deflagrano sulla sezione ritmica tellurica e animosa al quinto stadio della materia. Una transizione senza difetti quella di Jacob Charlton tra il coro orecchiabile in linee vocali multiple e un mid range growl vestito da high screaming, che si lascia accarezzare da cori eterei e fatui. Una traccia tra le più intricate, Lavender, che incapsula break down che picchiano veramente duro, riff progressivi, basso marcato e screaming vorace.

 

 

Ascolta la release audio ufficiale di Thornhill – Lavender:

 

 

 

 

Siamo in chiusura con un arpeggio spettrale e impalpabile su una quantità di elementi ambience e digitali che lo avvolgono. La traccia closer Joy. Una voce sensuale e confidenziale quella nella timbrica pulita e in registro medio come non si era mai ascoltato finora in Butterfly EP. La prevalenza è di clean and clear nel brano. Coinvolgente e degna di merito la sezione di chitarra in apertura al minuto 2:18 dove il riffing incalzante e meno distorto è eccezionale ed emerge rispetto al lavoro stratificato del resto dello strumentale. Una decina di secondi a seguire, e i guitar riffs si sdoppiano fra melodico circolare e stoppato in crunch guitar per poi abbracciarsi in fusione eccezionale. I break down aprono a passaggi senza confini e spaziosi nella linea vocale in altezza che fa toccare il cielo con un dito in interpretazione libera delle testualità che ne respirano la vita.

 

 

 

 

Sei brani intricati e in esplorazione sonora tra l’aggressione del metalcore più infuocato e un’iniezione melodica sognante ed eterea. Una variazione ricca quella adottata nei brani involucrati da un tocco finale elegante e curato al minimo dettaglio. Il nuovo EP dei Thornhill getta un’ansiosa attesa per un nuovo album in studio in versione full-length da parte di un outifit che, unico nel proprio sound, è riuscito a distinguersi nell’affollato  panorama australiano del metalcore.

 

Un baco che si è evoluto in farfalla dalle ali cosparse di una polvere densa e variopinta, dalla bellezza incantevole e forte nell’esperienza che nonostante la esigua vita, ne ha favorito la gloriosa fuoruscita dal bozzolo.  

 

Brani preferiti: Reptile, Lavender

 

 

 

 

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