THORNHILL, THE DARK POOL: autoriflessione tra la contemplazione atmosferica e il muro del suono.

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THORNHILL

 

 

 

 

Torniamo nella florida terra australiana del metalcore con l’etichetta che detiene il monopolio delle band, UNFD e i THORNHILL da Melbourne, che dopo aver debuttato nel 2016 hanno scalato la vetta del genere accanto ad alcune delle formazioni mondiali più affermate. Dopo il primo EP BUTTERFLY del 2018, il quintetto di Jacob Charlton, Ethan McCann, Matt Van Duppen, Nick Sjogren e Ben Maida, torna il 25 ottobre 2019 con il primo full-length THE DARK POOL in pubblicazione tramite UNFD.

 

 

 

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THORNHILL. THE DARK POOL.

Overview

 

 

 

 

Con il rifiuto di collocarsi in un solo genere, il metalcore, in questo lavoro i Thornhill espongono le basi diversificate e alternative, da cui costruire sonoramente di album in album. Come Butterfly EP era incentrato sullo sguardo approfondito all’aspetto introspettivo, tematiche significative valgono anche per THE DARK POOL. Il titolo riflette l’immagine di uno specchio d’acqua oscuro, in grado di riflettere l’essere umano e le caratteristiche che lo rendono tale. È una spinta alla riflessione sulle proprie esperienze e l’invito a coglierne i significati personali attraverso i testi dei brani. Ciascuna traccia affonda le radici nella sfera umana, con tematiche che affrontano l’idolatrare qualcuno o qualcosa e perdere la propria direzione (Nurture), l’ansia (Coven), la propria immagine fisica (In My Skin), la perdita (Lily & The Moon), la vita dopo la morte (Where We Go When We Die). Il sound di THE DARK POOL evolve intorno a un riffing rapace e livellato su diverse stilistiche con flair progressive, tecnico e appaiato a un tosto tappeto ritmico corredato da breakdown. Gli elementi dell’heaviness sono collocati in uno scenario intricato di elementi atmosferici, elettronici e una componente di catchiness supportata dal largo uso di cantato pulito, melodico e ritornelli coinvolgenti. Il disco diluisce una proporzione melodica per ogni sezione aggressiva.

 

 

 

 

 

THORNHILL. THE DARK POOL.

Track by track review

 

 

 

 

The Dark Pool parte dagli elementi che sono parte del sound in continua evoluzione dei Thornhill, ma immancabili attraverso la progressione: gli elementi atmosferici ed elettronici ritrovabili nell’opener Views From The Sun. Con un involucro sintetizzato e attutito nella percussione, il brano si evolve su un riffing tagliente, esattamente come il cantato pulito evolve sullo screaming più lacerante e viceversa. Con un’ampia scelta di stilistiche vocali e liquida transizione tra l’harsh e il clean, Jacob Charlton ha l’occasione di splendere. Con una forte influenza progressive metalcore, il lavoro di corde espone tecnica e precisione. Il ritornello orecchiabile del brano è intenso e si accoda alle melodie disciolte attraverso i versi puliti dell’arrangiamento. Non manca un roccioso breakdown per farne un grande brano di apertura sul formato Aussiecore di reminiscenza Northlane più tirato a lucido.

 

 

 

 

Nurture attacca prendendo la porta a calci e una solida intro di lavoro prepotente alle pelli appaiato a un giro circolare di chitarra accattivante. L’headbanging sembra essere soltanto una naturale conseguenza del tappeto ritmico coinvolgente, tanto quanto il sing along di un ritornello luminoso. Qui le chitarre sono responsabili di trainare la potente veemenza del brano, quanto diluire linee melodiche in fusione al fascino del melodico. Con perno sul passaggio dal demolitore all’armonico sullo strumentale, dallo screaming più feroce al cantato più idilliaco, il  brano espone una formula perfetta di heaviness-melodic cospargendone la coda con aggiuntivi elementi elettronici. Come anticipato, la tematica attinge all’idolatrare qualcuno o qualcosa e perdere sé stessi.

 

Guarda Thornhill – Nurture (Official Video):

 

 

The Haze è un brano più variabile nella ritmica, affrettato o disteso,  con sezioni di arpeggi puliti o riffing più sottile per appoggiare versi falsettati all’insegna dell’armonia. Con una struttura elegante ed emotiva, il brano  diluisce il melodico in proporzione 3 a 1 rispetto all’heaviness, favorendo lo scenario onirico con una tonalità dolceamara e una sfumatura post-hardcore nell’esecuzione. Un brano bello ma meno memorabile nella selezione.

 

Condotta all’ascoltatore da un avanguardia elettronica Red Summer, si presenta con un vibe vintage che sembrano a tutti gli effetti tastiere attraversate da un synth etereo. Gradualmente la sospensione iniziale passa a un lavoro di corde e pelli più fitto, ma in flusso e riflusso sull’evanescenza iniziale con un arpeggio riverberato. Vocalmente, il registro falsettato, di testa e della massima delicatezza, è ancora una scelta prevalente. Con assoluta sorpresa il pezzo subirà un crescendo su una sezione finale di metalcore dalla sfumatura orchestrale e cantato all’apice dell’emozione, testimonianza di una notevole musicianhsip da parte dei Thornhill.

 

 

 

 

Il cantato evanescente all’interno di un soundscape ambience prende le redini di In My Skin, facendo da catalizzatore a uno strumentale che entra a spallate potenti e guadagna velocità ritmica pochi secondi dopo. Il brano bussa ignorante nel drumming dei momenti più intensi, e accosta al classico chitarrone rombante down tuned, sottili linee drammatiche o stridenti di chitarra. A fondo di uno scenario tormentato, il pezzo porta in superficie ancora il talento vocale di Jacob Charlton sul meglio del meglio dell’emozione. Il contrasto della linea vocale pulita sopra allo strumentale incendiario è semplicemente una combinazione perfetta.

 

Tutto il disco dei Thornhill sembra avere introduzioni diverse, scelta stilistica e creativa del tutto apprezzabile. Così anche per All The Light We Don’t See che attinge a licks di chitarra pulita in delay  per attaccare e continua associandoli a un arpeggio altrettanto pulito su cui subentra il cantato esclusivamente in falsetto. Si tratta del brano più melodico, breve e lento in assoluto del disco, che esce interamente dal perimetro aggressivo e in soli due minuti propaga una grande quantità di pace.

 

Lily & The Moon esplode premendo play su un riffing serrato e un drums pattern martellante che pesta a sua volta il piede rapido. La variazione vuole che le accelerazioni retrocedano al rallentamento, creando un brano per niente scontato. La frenesia trova la catarsi e viceversa incastrando un breakdown memorabile al centro. Il catchy chorus è dotato di un allure magnetico e lasciarsi andare al ricantato qui diventa una richiesta. Questo brano è dotato di una caratura tecnica invidiabile specialmente sulle corde e diluisce bellezza sul ritornello e sulla tematica dell’amore incondizionato legato alla perdita.

 

 

 

 

Coven attacca come ogni amante del metalcore vorrebbe. Grande pezzo, che ho riascoltato a spreco. Straordinario nel groove, chiede il riavvolgimento istantaneo. Esposizione di lacerazione in screaming e mid growl con esile cantato pulito, conferma la versatilità vocale di questo frontman. Ma e soprattutto, la capacità dei Thornhill di mettere a segno numeri sognanti e numeri da assalto sonoro come questo. Traccia banger per eccellenza del disco, è costruita su un’aderenza matematica di drumming e giri brevi in palm muting, breakdown e una forte veste drammatica nel sintetizzato retrostante. Chitarroni reboanti e punitivi si accostano a un tappeto ritmico punico che sconquassa l’intero brano massiccio.

 

Avvolta in un bozzolo nebulizzato di una manciata di secondi, Human, che continua a tenere il livello alto. Scritta intorno a una costante variazione ritmica, evolve in parallelo alle emozioni suscitate all’ascolto.  Aggrovigliata nell’accompagnamento di pelli e nel riffing livellato, dispensa ossigeno su un ritornello affascinante e coinvolgente, significativo per la tematica del perdono. Al minuto 3,14 un atomico breakdown introduce l’ultima ripetizione del catchy chorus.

 

Il massimo dei punti per il songwriting di questa formazione che è cresciuta moltissimo dal primo EP, con ulteriore testimonianza nell’interludio Netherplace. Interamente sintetizzato su tonalità che hanno del binaurale e sul solo strumento protagonista, il pianoforte, il brano diluisce fascino malinconico sull’intera selezione senza sembrare per un singolo istante un brano riempitivo ma complementare al viaggio sonoro.

 

 

 

 

I Thornhill chiudono sulla nota più heavy con un altro episodio banger del disco: Where We Go When We Die. Il brano accoglie il drumming più stellare dell’intero album, con istanti di frenetico mestiere da doppio pedale. Concentrato di brutalità con apice sul breakdown plumbeo in arrivo al minuto 2,35, è trafitto da un synth inquietante e avvolto in atmosfere oscure degli istanti minimalisti dove la voce, languida per mano con un solo arpeggio, canta al minimo del volume sussurrato. Straordinario, lascia all’ascoltatore l’ultimo ritornello appassionato e potente. Sembra essere una traccia riassuntiva dell’intera selezione, a metà tra la contemplazione e la determinazione scritte all’interno di un capitolo di blindato metalcore.

 

THE DARK POOL rappresenta una pietra miliare della discografia dei Thornhill, alla stregua di una notevole musicianship e tracce diversificate e dotate di una personalità unica dove la passione incontra il talento. I Thornhill offrono col nuovo lavoro un’esperienza nella quale immergersi per favorire l’autoriflessione, tra atmosfere e potenza, sapientemente miscelate. Si tratta di un album tirato a lucido e che non solo funziona, ma mette a segno un numero importante tra le release metalcore del 2019.  D’altronde si sa, con l’Aussiecore non si sbaglia mai e i Thornhill sono soltanto all’inizio di un lungo cammino che, viste le premesse, potrà portare soltanto a ulteriori prodigi con un’ulteriore maturazione e definizione del sound.

 

 

Rating: 9.5/10

Brani suggeriti: Views From The Sun, Nurture, In My Skin, Lily & The Moon, Coven, Where We Go When We Die

 

 

 

    Thornhill – The Dark Pool tracklist:

 

1. Views From The Sun

2. Nurture

3. The Haze

4. Red Summer

5. In My Skin

6. All The Light We Don’t See

7. Lily & The Moon

8. Coven

9. Human

10. Netherplace

11. Where We Go When We Die

 

 

 

 

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