TOOTHGRINDER. PHANTOM AMOUR. Una tela porpora pennellata di tutte le sfumature del metal.

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TOOTHGRINDER.

Bio e discografia

 

 

 

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I Toothgrinder sono una formazione metalcore, progressive metal, post-hardcore dal New Jersey in attività dal 2010. Il lineup corrente include: Justin Matthews alle vocals, Jason Goss e Johnuel Hasney alle chitarre, il batterista Wills Weller e il bassista Matt Arensdorf.

 

La loro discografia include  tre EP: Turning Of The Tides del 2011, Vibration/Colour/Frequency del 2012 e Schizophrenic Jubilee del 2014. Ad essi sono seguiti due full-length album in studio: Nocturnal Masquerade del 2014, e l’ultimo nuovissimo disco Phantom Amour in release il 10 Novembre 2017 tramite  Spinefarm Records.

 

 

TOOTHGRINDER. PHANTOM AMOUR.

Overview

 

 

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I Toothgrinder, capitanati dal cantante Justin Matthews, voce per un intrigante e seducente clean and clear che non di rado usa del sussurato nel disco e distorsioni vocali impetuose su prevalente mid range growl e fry screaming taglientissimi appoggiati su lunghezze disumane. Un disco che si sporge più su melodico che il –core allo stato bruto, e che sarà gradito da chi ama la sperimentazione e la cross contamination di generi fuori dal frame schematico del metal puro.

 

 

 

TOOTHGRINDER. PHANTOM AMOUR REVIEW.

 

 Track by track

 

 

HVY è la traccia opener, apre in progressione di crunch guitar e riff start and stop ai quali si miscelano le percussioni prima di spezzarsi e lasciare il passo al solo lavoro di corde e intense linee di basso su cantato sognante. In backdrop si noterà l’elemento keyboards. La traccia attacca in fragore accattivante ma presto accoglie nel cuore una vena pop. Le sue arterie continuano tuttavia a pulsare nelle distorsioni vocali dal minuto 2,41 e nel riffing di tinture al metal con basslines in evidenza e a fior di pelle. Linee vocali multiple si adagiano insieme al cantato principale falsettato e totale delicatezza della timbrica.  Una traccia dinamica e che scorre con gradimento.

 

 

Guarda il lyric video ufficiale di Toothgrinder – HVY:

 

 

 

 

The Shadow, dove l’elemento metal padroneggia, fra un tocco di metalcore e progressive metal, gran bel pezzo hardhitting e da schianto strumentale su riffage vorace e screaming strappa carne in scivolamento nella voce sussurrata e pulitissima. Spinge ad un’irrefrenabile headbanging e lascia senza parole quando spezza la furia violenta che fa da traino all’arrangiamento per avvolgersi in un mantello melodico. Ma solo per strapparlo pochi secondi dopo. Accoglie un break down centrale strumentale onirico e quanto mai sorvolante il trip mentale, che apre ad uno screaming primordiale e alla tensione creata dal crescendo strumentale. Le sezioni strumentali quanto vocali sono eccezionali. Ci sono elementi melodici in tastiere nel retro che deliziano e quel tanto di synth con cui il brano cosparge l’atmosfera di benzina prima che prenda fuoco il primal scream di Justin Matthews protratto  in lunghezza. La combinazione di harsh vocals e clean and clear è geniale in questo brano, con prevalenza di distorsione lacerante e perforante al massimo grado. The Shadow è una traccia che delinea la guerra interminabile che l’essere umano conduce con il proprio subconscio, dal tono inquietante e spaventoso su esplosione sonora da total blast e un groove virale.

 

 

Guarda il video di Toothgrinder – The Shadow:

 

 

 

Come l’altro pezzo all’apice dell’heaviness dei Toothgrinder, il nono brano in coda, Pietà.  Apre in ritmica hardcore da cardiopalmo, su distorsioni vocali arroventatissime in mid range growl che sfiora il KVLT scream in brevissimi attimi. Justin utilizza il fry high screaming in altezza vertiginosa e lo appoggia impeccabilmente. Scala l’arrangiamento belligerante del brano su riffing colleroso e rapido, che rincorre i blast beats in fuga alla velocità della luce. Il brano è carico di rancore allo stato più bruto. Sono distorsioni vocali e arrangiamenti come questi che conferiscono il massimo gusto nella recensione. Un vero ferro e fuoco che un poco di cantato pulito nel chorus cerca di smorzare ma le fiamme sono troppo alte perché ci riesca. Un brano violentissimo che chiude improvvisamente schiantandosi nel mosh pit fra i suoi giri di chitarra affilatissimi e il cantato caustico.

 

 

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Il disco accoglie istanti di intrattenimento e riossigenazione come nel brano che è investito della timbrica pulita e piena più bella di questo cantante, dove si spoglia di ogni veste da metalhead e regala istanti di pura e liquida bellezza, Jubilee in sola chitarra acustica e voce, delizia. Più avanti un altro brano si toglie il marchio a fuoco del metal, con un incantevole arpeggio in apertura e in loop in tutto l’unfolding del brano.  Cade soffice come neve sulle vocals sussurrate e di grazia melodica nell’accompagnamento strumentale. Si veste di sogno e atmosfere sfumate e si chiama Snow. Il minimalismo è qui impiegato dai Toothgrinder per creare emozioni all’altro spettro immense, su uno scenario di solitudine della persona al calare della notte su di una distesa mentre cade la neve. Struggente bellezza e malinconia.

 

Let it Ride, il terzo brano in up-tempo che accoglie un cantato energetico pulito e alto, ausilio di parlato e parsimoniose distorsioni su ritmica tra alternative e hard rock. Incapsula un chorus travolgente e un groove dannatamente orecchiabile, senza addentrarsi troppo nel metal più aggrovigliato e buio dei brani più heavy che abbiamo già ascoltato. Non manca il caos scatenato da chitarre e percussioni sferraglianti, ma è diluito osmoticamente nella traccia. Eccezionale l’assolo nella sezione con esclusione di cantato  dal minuto 1,55 che si estende quasi sino a conclusione con ripetizione costante del ritornello. Una traccia molto radio edit e contagiosa.

 

 

 

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Il quarto brano in coda è la titletrack Phantom Amour. Apre heavy riffing e intreccio di drums pattern con una giusta dose di headbanging seguito da versi dove regna la calma sulla linea vocale soffice e pulita, su arpeggiato di chitarra e anthemic chorus dove la voce si sporca di graffiato. Non mancano i growl sparsi e una sezione centrale rappata. Un brano dinamico e sperimentale nell’elemento freestyle rap che accosta al melodico ed heavy e che trova la sua collocazione in giusto incastro.

 

Seguita dalla successiva Red, una traccia che scoppia sin dalla sua opening con incalzanti riff e martellante drums pattern. Il cantato si affaccia in pulito ma è solo una comparsa fugace all’interno del brano tra i fraseggi. Sono prevalenti le distorsioni: urla in fry screaming e growl di medio registro non vengono risparmiate nei versi e nel ritornello. Un assolo degno di nota trapunta un brano che trascina faccia a terra sul chorus ricantabile e memorizzabile fin dal primo ascolto. Il rancore e la collera vengono urlate contro col maggior impeto possibile nell’approccio politico delle testualità aspre. Red ammicca alla sorella Blue nel precedente album Nocturnal Masquerade, e attrae l’immagine dell’artwork di entrambi i dischi, quello precedente blu e l’attuale rosso.

 

Un’energia frenetica travolge brano, band e ascoltatore mentre le vocals creano insieme all’arrangiamento una presenza spettrale e inquietante ma squisita nel melodico che la perfora. Un mood quello del brano molto dark.

 

Ascolta la release audio ufficiale di Toothgrinder – Phantom Amour:

 

 

Adenium un brano con songwriting bellissimo quanto le lyrics, in prima linea nello strumentale come nel backdrop. Il brano armeggia con la sperimentazione elettronica soprattutto nel retro con le tastiere e crea un arrangiamento dal gradimento assoluto che si tende ad isolare con l’udito nei fill strumentali. Accoglie un chorus evocativo e immenso, impossibile non rincorrere con Justin in sing along. Lo screaming si dimena selvaggio su un costante e potente lavoro di pelli.

 

Un brano esplosivo dopo il proprio attacco in solo acustico è Paris.  Sulla scia alternative metal dei Seether che ho ritrovato negli intermezzi di screaming cuciti a vivo su un arrangiamento con giri di chitarra che risplendono in gaudio grazie allo spazio che gli viene largamente concesso. Il ritornello in growl è deflagrante, tira e molla sul pulito verso il quale la transizione è ultra smooth e impeccabile. La traccia è vetrina del talento unico del lead singer dei Toothgrinder di destreggiarsi fra la forza bruta della voce a toni più caldi e seducenti.

 

Vagabond e il suo magico sussurrato su evidenti linee di basso e arpeggio in apertura, accarezzano per un poco e lasciano alle sue urla primordiali di prendere d’assalto l’udito. Ma restano dietro l’angolo per tornare puntuali nel brano. Un’altra traccia con catchy chorus che si acchiappa all’istante. I giri di chitarra distorti sono bellici e nel ritornello se si chiudono gli occhi, si vedrà letteralmente un’orda essere richiamata alle armi e una folla immensa di fan cantare con il frontman dei Toothgrinder. Le testualità sono karmiche e cariche di risentimento, accompagnate dalla forza e dall’impeto tellurici di una esecuzione degna di nota: “You know I want you dead” “You know what goes around comes around”. 

 

 

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Distorsione in crunch guitar e riff molto intriganti  in apertura e circolari nella penultima Futile. La ritmica è sostenuta nelle sezioni di batteria e accompagnano vigorose le chitarre in un pattern irruento. Miscela ancora plutonica di voce clean and clear e distorsione vocale perforante, con tanto di parlato nella traccia. Le distorsioni vocali si appoggiano su giri di basso granitici e molto pesanti in questo brano, sono folgoranti. Un vocal fry usato al massimo della tecnica prima della conclusione col botto.

 

La traccia closer Facing East From A Western Shore si affaccia con un arpeggio incantevole e stregato con sussurrato e fuoriuscita di aria tra le corde vocali in seduzione fatale. L’allure che ricopre il brano è meraviglioso, quanto l’ingresso prepotente di distorsione vocale come si è sentita soltanto nei brani più rabbiosi di Phantom Amour. Lo aggiungo alla coda dei brani da Juggernaut dell’album e mi godo fino all’ultima nota lo screaming che scotta, brucia, dilania di ferite profonde la pelle mentre Justin in disumana lunghezza le appoggia e urla a pochi centimetri dal volto. Uno dei pezzi più forti in assoluto del disco. Una di quelle tracce che adoro recensire in chiusura, perché stringono il cappio al collo di una collezione eccezionale di pezzi.

 

 

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Facing East From A Western Shore lascia la mano al termine di questo viaggio su solo arpeggio e in totale delicatezza a gettare acqua sul rogo acceso. Esalazioni di fumo si innalzano dalla cenere e avvolgono di oscuro, malinconico eppure di armonia dolce amara che con gradevole tepore accarezza l’ascolto. Phantom Amour è un disco che armeggia con la sperimentazione e si contamina di una varietà di metal, dalle sue deflagranti distorsioni vocali in altezza, alla frenesia di un hardcore da cardiopalmo, ai passaggi melodici con arpeggi e assoli in grado di stregare un’orecchio assetato di heaviness ma che trova improvvisi squarci di pace e ossigenazione. Un disco inaspettato nella dinamicità e ricchezza, da ascoltare più volte per essere apprezzato a fondo e che ha spinto SICK and SOUND a suggerire molteplici brani preferiti, rivisitati più e più volte in fase di recensione, tanto il gradimento è stato alto.

 

 

Brani preferiti: HVY, The Shadow, Pietà, Adenium, Paris, Vagabond, Facing East From A Western Shore

 

 

 

 

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