TOP METALCORE ALBUMS 2016-2017. PARTE PRIMA

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TOP METALCORE ALBUMS 2016-2017.

PARTE PRIMA

 

 

 

PARTE PRIMA

 

 1. Trivium – The Sin And the Sentence

2. August Burns Red – Phantom Anthem

3. Architects – All Our Gods Have Abandoned Us

4. Counterparts – You’re Not You Anymore

5. Asking Alexandria – Asking Alexandria

6. Converge – The Dusk In Us

7. Kublai Khan – Nomad

 

 

 

PARTE SECONDA

 

8. Killswitch Engage – Incarnate

9. Veil Of Maya – False Idol

10. Novelists – Noir

11. Northlane – Mesmer

12. Make Them Suffer – Worlds Apart

13. Dead By April – Worlds Collide

14. Moments – Outlast

15. END – From The Unforgiving Arms Of God

 

 

 

     PARTE PRIMA

 

1. Trivium – The Sin And the Sentence

 

 

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Racchiude brani aggressivi e feroci, in cui uno spietato Matt Heafy non risparmia una goccia di rabbia nelle sue distorsioni vocali di fuoco. Ma sono anche tracce trapuntate da una sottile linea melodica che le rende orecchiabili, passaggi in strumentale micidiale diluiti da melodie contagiose e a garantire il massimo del trasporto sui suoi catchy chorus. Il lavoro alle pelli si distingue con drumming tecnico e blast beats suonati su sezioni ritmiche a velocità supersonica e precisione ad orologeria. Il lavoro di corde accoglie invece un heavy riffing al massimo del voltaggio con inserzione di assoli immancabili nelle tracce, tripudio di un songwriting geniale, accanto a massicce linee di basso.

 

Il peccato e la condanna della cultura di massa.

 

Brani suggeriti: The Heart From Your Hate, The Revanchist, Thrown Into The Fire, Betrayer, Sever The Hand.

 

Per la recensione track by track di SICK AND SOUND:  www.sickandsound.it/trivium-the-sin-and-the-sentence-il-peccato-e-la-condanna-della-cultura-di-massa

 

 

2. August Burns Red – Phantom Anthem

 

 

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Abbiamo selezionato per voi un altro album che si presenta come il lavoro più  insuperabile di un’altra formazione metalcore di punta, gli August Burns Red. Phantom Anthem è il loro ottavo disco, in uscita lo scorso ottobre 2017 per Fearless Records.

 

Sono sonorità heavy e tonalità marcate, quelle su cui si contorce questo album compatto e massiccio. Fulcro di questo sistema solare in collisione meteoritica è il lavoro di corde: riffing spietati, incursivi e sostenuti nella rapidità alla quale vengono eseguiti, intrecciati ad assoli melodici squisiti. La ritmica che regola le tracce è anch’essa martellante e su tempi dispari. Guitar riffs sinistri sono difatti avvinghiati a blast beats super speed che corrono alla velocità della luce con l’impeto di percussioni da guerra punica. Il disco accoglie brani iconici di tutte le sfumature aggressivo-melodiche del quintetto di urlatori del metalcore, tracce da metal assault violento e crudo. Aprono spaccature negli arrangiamenti con frequenti break down che fanno viaggiare prima di schiantarsi nel mosh pit e il massimo della perforazione nelle distorsioni vocali fameliche, nefaste e robuste di Jake Luhrs che, mostruoso nella perfezione vocale, si divincola su tutte le sfumature tra screaming altissimi e growl gutturali bassissimi.

 

Ferocia e brutalità allo stato più puro.

 

Brani suggeriti: King Of Sorrow, Hero Of The Half Truth, The Frost, Invisible Enemy.

 

Per la recensione track by track di SICK AND SOUND: www.sickandsound.it/august-burns-red-phantom-anthem-il-massacro-sonoro-che-percorre-melodie-labirintiche

 

 

3. Architects – All Our Gods Have Abandoned Us

 

 

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Un disco eccezionale sulle sonorità metalcore più laceranti mai ascoltate scandite da testualità in grado di scavare a fondo nel tumulto dell’animo umano e arrangiamenti che stagliano ombre e scenari apocalittici. Una linea blindata di rabbia, rancore, disperazione, strazio e risentimento corrono parallele a tematiche politiche e sociali arroventate. Il grado di aggressività e brutalità di questo disco è spinto a livelli devastanti grazie alla mastodontica presenza del frontman, Sam Carter, dotato di una timbrica inequivocabile e unica nell’uso esclusivo di distorsioni tra screaming e growl su registro altissimo. Il brano Gravity sbrana fra le fauci del suo lead singer sin dall’attacco minaccioso: “This is A Wake Up Call”. ”La linea vocale pulita è chimera in questo album altamente perforante dell’udito, seppure in rari casi utilizzata come in Gone With The Wind dove il growl brutale scivola in modo impercettibile nel clean and clear. Una violenza inaudita percorre l’album traccia per traccia e si cuce a vivo su altrettanto feroci distorsioni di chitarra e basso che prendono fuoco su ritmica  infernale che nei suoi blast beast assorbe influenze djent e deatchcore. Giri di chitarra sfrerraglianti, frenetici e spietati insieme a un tetro e vigoroso basso, stritolano la mano alla batteria che picchia senza pietà come una dannata. Al centro la disillusione del genere umano in abbandono degli Dei che idolatra, evidente nella traccia di apertura Nihilist, e in chiusura un piccolo spiraglio di speranza su sezioni orchestrali e  luce per un’umanità che forse ancora può essere in grado di riaccendere l’oscurità nella quale è caduta per ritrovare la strada.

 

Brani suggeriti: Downfall, Gone With The Wind, Gravity, A Match Made In Heaven.

 

Per la recensione track by track di SICK AND SOUND: www.sickandsound.it/architects-gli-screamers-della-disillusione-umana .

 

 

 

4. Counterparts – You’re Not You Anymore 

 

 

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Un album che ha incontrato un altissimo gradimento tra ritmiche esagitate tra metalcore e hardcore che superano la velocità del suono nella frenesia da doppio pedale (la nevrotica e favolosa in tutte le sue features, Bouquet), guitar riffs voraci con un notevole lavoro da parte di entrambe nella giunzione o nello sdoppiamento che regalano a tutti i pezzi un tiro micidiale (A Memory Misread). Brani che accolgono break down in chitarre reboanti perfettamente fuse a basslines rocciose. Negli spigolosi e ruvidi arrangiamenti trovano un cantuccio anche sparse sezioni melodiche con quel velo di malinconia e bittersweet.

 

Ma il vero cerberus di questo album è tenuto al guinzaglio dalle vocals, corpose nella distorsione ardente e irruenta tra growl di medio registro e screaming a volontà, nella disperazione di una connessione umana con l’ascoltatore al massimo dell’espressività vocale.

 

L’album è scritto su lyrics profonde e che mettono a nudo l’intimità e l’oscurità del lead singer Brendan Murphy e commilitoni,  struggenti e disperate. E proprio lui è il vocal master, quello che con anelli da trazione d’acciaio si tira dietro un intero arrangiamento, colui che investe tutto il proprio cuore fino all’ultima goccia di sangue in ciascun brano e vende la propria anima a ogni pezzo tra aggressività, cinismo e dolore di cui le singole parole sono caricate. I Counterparts sono avvolti nell’allure del proprio cantante.

 

Un album atomico che tornerà a visitare e infestare i vostri sogni dopo il primo ascolto. LOVE AT FIRST LISTEN.

You haunt me, you haunt me like an empty home“.

 

Brani suggeriti: Bouquet, No Servant Of Mine, Swim Beneath My Skin, A Memory Misread, You’re Not You Anymore.

 

Per la recensione track by track di SICK AND SOUND:www.sickandsound.it/counterparts-youre-not-you-anymore-la-messa-in-atto-suprema-dellhardcore-melodico . 

 

 

 

5. Asking Alexandria – Asking Alexandria

 

 

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Il nuovissimo lavoro della band metalcore britannica Asking Alexandria, il self titled album uscito lo scorso Dicembre 2017 tramite Sumerian Records. Disco che è stato scritto e lanciato grazie al glorioso rientro nella band del cantante storico Danny Worsnop. Album che ritorna alle sonorità e i tratti tipici degli Asking Alexandria e alla loro chiamata alle armi: brani incendiari e cantato in distorsione vocale delirante tra screaming e growl arroventati, superbi arrangiamenti di chitarra, ritmica da pugni in faccia e che spintona sull’headbanging irrefrenabile incantevoli break downs, lyrics profonde e vulnerabili. Nel self-titled la formazione britannica assorbe un grado di esplorazione e sperimentazione sonora, senza abbandonare la linea sonora di base metalcore. La band si apre a pezzi armonizzati e un approccio più sereno e alleggerito al sound metal. Le harsh vocals brutali di Danny Worsnop scivolano nella timbrica pulita e si riversano in arrangiamenti accattivanti arricchiti di elementi acustici e melodici, elettronici e synth a creare textures sognanti, atmosferiche e di grande coesione tecnica.

 

La passione torna a bruciare viva col suo cantante originale. Gli Asking Alexandria tornano ad accarezzare e picchiare duro.

 

Brani suggeriti: Into The Fire, Where Did It Go?, Rise Up, Eve.

 

Per la recensione track by track di SICK AND SOUND:  www.sickandsound.it/asking-alexandria-self-titled-album-la-passione-torna-bruciare-danny-worsnop .

 

 

 

6. Converge – The Dusk In Us

 

 

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Nono album in studio della formazione metalcore e hardcore da Salem, i Converge, in uscita lo scorso Novembre 2017 tramite Epitaph Records. The Dusk In Us è un disco percorso dalla lacerazione interiore che ammorba ogni altro album della band a dimenarsi tra arrangiamenti inquieti e nevrotici. Fuzz bass e crunch guitar in deflagrazione e sferragliamento pungente si contorcono nei brani, linee e giri taglienti come rasoi a velocità fulminante. Ruvide sonorità si addentrano nel disco e ribollono da ogni traccia. Blast beats rincorrono gli arrangiamenti e battono massicci e accelerati subendo apici frenetici. La melodia è trapassata dalla sofferenza con carico devastante, distorta al massimo potenziale, si inocula nella pelle e cova il suo tedio oscuro all’interno dell’essere umano. Una produzione ottima dello stesso componente della band e chitarrista, il geniale Kurt Ballou che investe l’album col suo ruolo di migliore dell’intera discografia dei Converge. Sono urla esasperanti quelle di Jacob Bannon, come in Under Duress, dove tormentate mentre si sciolgono da ogni catena su ritmi battenti e guitar riff in abrasione dell’udito.  Un mostro urlatore vorace che mi ha ricordato Sam Carter del precedente outfit metalcore inglese Architects, di quegli screaming e growl con si allungano fino a strapparsi nel picco più alto della propria vocalità su rabbia e rancore a profusione frustate da testualità aspre e sprezzanti.

 

Un album esistenziale, spigoloso e tormentato nel profondo dell’intimità.

 

Brani suggeriti: A Single Tear, Under Duress, The Dusk In Us, Trigger, Thousands of Miles Between Us, Reptilian.

 

 

 

7. Kublai Khan – Nomad

 

 

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Un album infernale, di ascolto congiunto al precedente The Dusk In Us che prepara alla lacerazione totale di un cantante di una formazione che ha macinato meno esperienza dei Converge, ma che dilania sulle stesse orme. Sono i Kublai Khan, metalcore act dal Texas con il loro Nomad, in uscita lo scorso Settembre 2017 per Rise Records.  Anime nomadi nel cammino alla ricerca di ciò che rende completo l’essere umano, la caccia alle cose di cui sentiamo la mancanza, raccontata con furia devastante e tramite le corde vocali di Matt Honeycutt che ce lo urla contro con tutta la sua rabbia e una quantità indomita di indignazione nel cantato minaccioso. Un disco regolato da un sound disperato e profondo, guitar riff tosti e prepotenti, distorsioni vocali collerose allo stato più grezzo, arrangiamenti violenti. I lavori di corde, chitarra e basso, non  si aggrovigliano nodosi in modo sterile, ma insieme si fondono sanguinando allo stesso modo. Pezzi che ardono di fuoco vivo e ci fanno bruciare all’Inferno con i Kublai Khan. La tensione e la violenza dell’album rispecchiata anche da lyrics molto aspre è altissima. Siete stati avvertiti.

 

Album belligerante e tonitruante mentre inquieto discende negli Inferi.

 

Brani suggeriti: Antpile, The Hammer, 8 Years, Belligerent, No Kin.

 

Per la recensione track by track di SICK AND SOUND: www.sickandsound.it/animi-inquieti-discesa-negli-inferi-lira-dei-kublai-khan-nomad .

 

 

Per la seconda parte della selezione TOP 15 METALCORE ALBUMS 2016-2017: www.sickandsound.it/top-metalcore-albums-2016-2017-parte-seconda

 

 

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