TRIVIUM. THE SIN AND THE SENTENCE. Il peccato e la condanna della cultura di massa.

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TRIVIUM. Bio e lineup.

 

 

 

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Con quasi due decadi di musica alle spalle, e una serie vasta di sottogeneri del metal assorbiti i Trivium escono col loro album migliore dalla loro formazione, che avvenne nel 1999 ad Orlando. I TRIVIUM sono una band che ha assorbito sonorità dal metalcore, trash metal, groove metal e progressive metal.  Il lineup della band è interamente cambiato una quantità multipla di volte, fino alla formazione che conosciamo oggi con: Matt Heafy alle vocals e alla chitarra ritmica, Corey Beaulieu alla chitarra solista, l’ultima entry Alex Bent alla batteria e il bassista Paolo Gregoletto. La discografia dei Trivium vanta otto album in studio incluso il nuovissimo disco: Ember to Inferno del 2003, Ascendancy del 2005, The Crusade del 2006, Shogun del 2008, In Waves del 2011, Vengeance Falls del 2013, Silence In The Snow del 2015, The Sin And The Sentence del 2017.

 

 

 

 

TRIVIUM. THE SIN AND THE SENTENCE.

Overview

 

 

 

The Sin And The Sentence è l’ultimo lavoro dei Trivium, in release lo scorso 20 Ottobre 2017 tramite Roadrunner Records. Follow up di Silence In The Snow, un album che due anni fa segnò una mutazione del sound dei Trivium verso un aspetto melodico più accentuato e una privazione totale dell’uso di distorsioni vocali, in favore di brani tanto commerciali quanto radio edit interamente cantati in pulito.  Ed ecco i Trivium fracassare la teca di cristallo nella quale si erano rinchiusi con Silence In The Snow, e farlo con una mostruosa bestia metal.

 

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TRIVIUM. THE SIN AND THE SENTENCE.

Track by track

 

 

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Il disco apre con la titletrack The Sin And The Sentence, dove la presenza del nuovo batterista Alex Bent è immediatamente evidente e con una performance ultra potente di drumming tecnico traina di forza il brano per il pandemonio. Per la prima volta rispetto alla precedente discografia dei Trivium fanno il loro ingresso i blast beats. Il brano apre psicotico con suoni spettrali e angoscianti e parte col lavoro di pelli rapidissimo. La traccia incorpora il sound devastante che l’ascoltatore andrà a ritrovare in tutto l’album traccia dopo traccia e forse è una delle opening tracks più d’impatto di ogni altro album del power quartetto di Orlando. Il riffing è start-stop e spara a sangue insieme ai giri di basso, si placa un poco nel melodico del chorus fino a lanciarsi in un outro macchiata di trash metal. Il brano miscela toste distorsioni vocali in growl medio carico di rabbia e una corposa voce piena di Matt Heafy su sezioni strumentali con chitarre al massimo del tripudio. Gran bel pezzo.

 

 

 

 

La successiva  Beyond Oblivion è il bilanciamento perfetto di momenti micidiali a melodie contagiose. I Trivium sparano un metal da punitori del peccato su scudi di chorus che penetra le cervella tanto si staglia ad inno. La traccia si contorce su una ritmica bollente da parte dello skinsmasher Alex Bent su percussioni velocissime sin dalla prima nota, tanto quanto le chitarre. L’apertura lancia un migliaio di coltelli affilati su distorsioni vocali e lascia ossigeno solo negli assoli e sul cantato oscuro eseguito in clean vocals: “A dead road, a dark sun, now wait beyond oblivion ”. Una traccia grondante di rabbia che se si ascolta ad occhi chiusi, letteralmente permette di vedere un’intera militia urlare incessante: ”What have we done?”.

 

 

 

 

Riprendiamo fiato con la traccia a seguire, Other Worlds , una bestia del tutto differente avvolta da un mantello di metal più moderno e con arrangiamento molto accattivante nella ritmica. Le vocals del brano sono esclusivamente in clean e il pitch vocale che tocca Matt Heafy è uno dei più alti del disco, senza sforzo anche quando raccoglie del graffiato in altezza, suona assolutamente perfetto nel ritornello. I Trivium sono ancora terrificanti nei guitar riff e guitar solos. Cosi come nelle sezioni melodiche con cantato e cori soffici. Un brano di grande bellezza.

 

 

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The Heart from Your Hate si accoda come secondo estratto ai tre brani iconici dell’album, assieme alla titletrack che fu anche il lead single e la successiva Betrayer.  I Trivium sono al massimo dell’esecuzione in questa traccia, e lanciano passaggi densi di riff gloriosi e non scontati. L’apertura stessa aggredisce su riff circolari e ripetitivi con impeccabile lavoro di percussioni. Una sonorità molto mainstream e melodica quella che intinge il brano grazie anche a un ritornello epico e memorizzabile più di ogni altro chorus in The Sin And The Sentence, con le stesse backing vocals da esercito militante. Il brano è pura melodia a gocce nella voce pulita di Matt Heafy.

 

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In coda c’è Betrayer, una traccia fantastica e sanguinaria che entra come un fendente nel petto. Include dei blast beats supersonici e giri di chitarra da capogiro su death growl altrettanto folgorante.  Il brano accoglie un finger picking di chitarra in staccato e non pecca in mancanza di appaganti assoli. Abbiamo inoltre il privilegio di ascoltare la delizia di sezioni melodiche e catchy chorus che si abbracciano alla tonalità vocale in clean and clear di Matt Heafy. L’aspetto della traccia è micidiale e devastante, intriso di sangue rabbioso leccato direttamente dalla lama del coltello.

 

Segue uno dei pezzi più heavy di The Sin And The Sentence, The Wretchedness Inside, marchiata da uno stampo a fuoco delle distorsioni vocali più incendiarie di questo frontman e un lavoro di corde memorabile. L’apertura è da headbanging istantaneo per via della ritmica incalzante e più groovy degli altri brani dove era super rapida. Il ritornello è cantato in pulito e melodico. Dalla seconda sezione della traccia un break down molto pesante prende d’assalto con mid range growl lancinante, blast beats che schiacciano l’acceleratore, fantastici giri di chitarra e guitar solo.

 

 

 

 

Endless Night  è un brano che si veste esattamente di Stone Sour. Si tratta di un pezzo differente rispetto agli altri brani, ma che tuttavia a mio parere rende la selezione dinamica e ricca, dimostrando che i Trivium sono anche capaci di arrangiamenti più radiofonici e semplici. L’assolo di chitarra è bello quanto i precedenti, e la sonorità è pulita nel cantato come nel chorus. Un brano spogliatosi di tutta la heaviness delle altre tracce ma bello davvero nel fluire della melodia e della variazione ritmica. Un pezzo di alternative metal classico senza postgrunge che non dispiace affatto.

 

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Beauty in the Sorrow, mi lascia in confusione in apertura. La mente va a cercare nel sound i Nirvana o i moderni Seether nei guitar licks tipicamente postgrunge in strumentale pulito. Ma basta poco perché esploda in una sezione super aggressiva e hardhitting a sconcertare dopo una intro tanto ariosa.  Qui le vocals sono chiaramente pulite, e sento della voce di petto alla Brent Smith nel registro basso. Esplodono come dinamite su mid screaming e hanno un pulito in altezza piuttosto armonico nelle sezioni serene. Ritroviamo ancora sezioni di sollievo incastrate a parti truculente. Il drums pattern è in variazione costante. Alcuni dei giri di chitarra specialmente nel chorus sono favolosi, tanto quanto gli immancabili assoli.

 

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Un brano tra i preferiti dell’album la successiva The Revanchist in uscita lo scorso 20 Ottobre assieme alla release ufficiale del disco. Accoglie delle basslines solide come roccia in compenetrazione a guitar riff circolari esorbitanti. L’unfolding del brano raccoglie delle distorsioni vocali molto pungenti che si schiantano nella corsa sul cantato pulito. La sezione centrale del brano si apre a un assolo di chitarra e giri nella variante più heavy dei Trivium. Una traccia che risulta essere una delle più ambiziose, brillanti e tecniche del disco.

 

Il brano closer di The Sin And The Sentence è Thrown Into The Fire, pubblicata dai Trivium con una video release successivamente all’uscita dell’album. Si tratta di un altro brano tecnico con dei tonanti  blast beats e giri di chitarra super speed. Ho adorato la traccia per la presenza di harsh vocals che conducono la rabbia al massimo dell’emozione nefasta, brevissime sezioni melodiche sul chorus e passaggi esclusivamente strumentali con guitar solos geniali.  

 

Un album sconvolgente. Un intero cosmo che ruota su un lavoro di corde a ellissi perfette, dove si estende una lunga costellazione di assoli brillanti e geniali su un firmamento di heavy riffing e licking illuminato dalla potenza solare delle sue nuove percussioni pulsanti di luce accecante. Pianeti in massiccia evoluzione sfiorano il nuovo creato dei Trivium con linee di basso incendiarie, laddove anime peccatrici di una cultura di massa, figlia dell’era moderna, subiscono condanna e penitenza sotto la guida del carro di fuoco dei quattro musicisti. L’album supremo dei Trivium. The Sin And The Sentence.
 

 

 

 

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3 commenti su “TRIVIUM. THE SIN AND THE SENTENCE. Il peccato e la condanna della cultura di massa.

    1. Ciao Trivium Italia, grazie mille di aver letto la nostra recensione e del feedback positivo. I Trivium sono una delle band che la redazione segue di più e The Sin And The Sentence è davvero un grande album che meritava il massimo del riconoscimento. A presto e grazie ancora dei complimenti!

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