VEIL OF MAYA. FALSE IDOL. Melodie luminose nell’oscurità sonora dell’ego.

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VEIL OF MAYA. Bio and lineup.

 

 

 

I Veil Of Maya sono una band e deathcore in attività dal 2004, quando si formarono in Illinois. Il lineup corrente include: Lukas Magyar alla voce, Marc Okubo alla chitarra, Danny Hauser  al basso e Sam Applebaum alla batteria. La discografia dei Veil Of Maya conta sei album: All Things Set Aside del 2006, The Common Man’s Collapse  del 2008, [id]  del 2010, Eclipse  del 2012, Matriarch  del 2015 e il nuovissimo False Idol del 2017. 

 

 

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VEIL OF MAYA. FALSE IDOL.

Sonorità e caratteristiche

 

 

 

Il 20 Ottobre 2017 I Veil Of Maya hanno lanciato il loro nuovo attesisissimo album tramite Sumerian Records: False Idol.

 

Sumerian Records è un’etichetta con roster molto ricco in quanto a band sotto ai riflettori del soundscape statunitense concettualizzate all’interno dei generi deathcore, metalcore, djent, progressive metal. Soltanto per citare alcuni dei nomi che produce:  Asking Alexandria, Periphery, Born Of Osiris, After The Burial, The Faceless, Body Count. I Veil Of Maya sono portabandiera di Sumerian Records dal lancio del secondo album The Common Man’s Collapse del 2008, e uno degli acts che stanno maggiomente cavalcando un’onda di devastante successo negli States.

 

Si tratta del sesto album in studio del quartetto di Chicago stampato a fuoco da un marchio deathcore cosparso di djent, e il secondo con Lukas Magyar alle vocals. False Idol è formula di una miscela chimica in dosaggio impeccabile al microgrammo dei suoi componenti. Marc Okubo si conferma ancora essere il mastermind della formazione, e l’anello di trazione della stessa, sostenuto dal lavoro di Danny Hauser e il suo basso a 7 corde in grado di elargire momenti di alto gradimento sonoro. Ma l’ingresso di Lukas Magyar è la vera differenza.  

 

False Idol è follow up sulle orme del precedente Matriarch del 2015, primo album ad incorporare il nuovo lead singer con cantato in clean and clear appaiato a laceranti screaming e growl. Un frontman che sfonda il wall of sound di False Idol con le sue distorsioni vocali da capo a coda, intervallandole a momenti di vera narrazione nel range pulito della sua voce disciolte in chorus memorizzabili e altamente orecchiabili.

 

 

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False Idol è esposizione gloriosa di una miscela di djent su flussi eleganti di linee melodiche, frequenti break down in grado di accogliere un elisir sonoro di cantato in voce piena e pulita. Una linea di solida aggressività lo attraversa nei versi, combinata ad espressività ed emozione che l’attraversano invece nei refrain.  

 

Questo è un disco dotato di grande potenziale energico e saldamente imperniato a tematiche legate all’introspezione, alla profonda natura della mortalità umana, avvolgendo tredici tracce con un mantello nero e offrendo all’ascoltatore un’experience in the dark unica nel genere.

 

 

VEIL OF MAYA. FALSE IDOL.

Track by track

 

 

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Doublespeak, secondo estratto dall’album che SICK AND SOUND ha recensito in fase di rilascio all’indirizzo: www.sickandsound.it/nuova-release-per-i-veil-of-maya-doublespeak-una-traccia-djent-astica. Una traccia che è piena esposizione si un cantato multi sfaccettato e oscillazione di stili e ritmica con prevalenza djent, seducenti e favolose full clean vocals si intrecciano al cantato distorto e più feroce. Un pezzo rifinito da un impeccabile lavoro di corde e uno dei pezzi più forti dell’album.

 

 

Guarda il video ufficiale di Doublespeak:

 

 

 

 

Overthrow, lead single di False Idol, primo estratto che ha preannunciato un album stratosferico, che poi si è confermato essere. In Overthrow si susseguono pattern vocali in growl devastante, che lasciano spazio ad ascese melodiche e momenti di pura potenza strumentale col meglio del meglio del vocal range di Lukas Magyar. Un brano che stende sin dall’apertura in guitar riff e blast beats a velocità supersonica, giri di basso granitici e catchy chorus davvero unico. Ve ne consigliamo la recensione all’indirizzo: www.sickandsound.it/nuova-release-veil-of-maya-overthrow.

 

 

Guarda il video ufficiale di Overthrow:

 

 

 

 

Il terzo estratto lo stesso giorno di release dell’album è Whistleblower, che si introduce in ritmica sincopata che sa di funky, e ripartendo poi su di una corsa sfrenata di batteria, chitarra, basso tonante con vocale torturato e aspro esclusivamente in growl. Un break down con piano  crea un’atmosfera spettrale del tutto affascinante. Lo strumentale rovente e il groove del brano che picchia forte sono addolciti da un ritornello che accoglie la timbrica pulita più bella di questo cantante. Ma solo per ripartire poi sulla precedente corsa senza fiato della traccia.

 

 

Guarda il video ufficiale di Whistleblower:

 

 

 

 

La velocità sfiorata dalle corde e pelli dell’album non è mai tanta quanto nella successiva Echo Chamber, come ritroveremo anche in Follow Me al cubo, dove Marc e Sam lacerano col massimo del vigore e demolizione. Apertura in synth e sfondamento di un Lukas Magyar che lancia coltelli affilati sulle spigolose distorsioni vocali e scivola nella bellezza del ritornello a voce pulita e in altezza. Sublime dicotomia e chiusura ambience.

 

Djent tellurico e solido quello delle basslines appartenenti alla seguente traccia Pool Spray. Questo brano di False Idol è molto feroce e pungente nelle vocals, pulito nel chorus che tuttavia non suona ben incastrato nella mia testa.  La ritmica di base è veloce rispetto alla linea vocale che si snoda su di essa, tempi diversi si rincorrono senza dover agguantarsi.  Un brano ricco di variazioni ritmiche, flussi e riflussi di textures, stili e passaggi in progressione, molto feroce ma meno memorizzabile degli altri.

 

 

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Uno degli apici di tensione, surrealismo e miglior songwriting dell’album è racchiuso in Graymail. Opening in giri di chitarra puliti e raggiunti da martellante ritmica ed elettrica. La progressione del brano è in espansione nell’unfolding quanto ad intensità e frenesia nel drum beat e lavoro di chitarra. La testualità è incentrata su un’egocentrica rabbia scagliata contro l’essere stato onesto nella vita, che ha reso il personaggio ridicolo. Aspro sadismo quello del ritornello in voce pulita,su una bufera di rabbia e frustrazione in crescendo.

 

Le seguenti Manichee e Citadel sono i due brani iconici del melodico di False Idol. Manichee è quasi esclusivamente in cantato clean and clear, un brano bello e squisito che risplende di speranza nell’oscurità del cosmo del concept dei Veil Of Maya. Accoglie un paio di intermezzi di archi, mitragliato, ma solo nel primo caso, da una scarica di blast beats e guitar riff taglienti come rasoi, che nulla tolgono al melodico e flow meditativo del brano. La voce che si allunga sugli archi e nell’interezza della traccia è del tutto ammaliante e delicata. Cosi come Citadel, che apre in polifonia di voci e strumentale altrettanto soffice su piano. La precisione di chitarra e batteria qui è ad orologeria. Rispetto alla precedente, le distorsioni vocali qui sono utilizzate in larga parte creando una robusta stratificazione vocale. Il sound delle due tracce è un blend favoloso di heaviness che non non martella incessante di sola brutalità, ma getta all’udito flussi radiosi  di colore ed emozione. Sono entrambi brani che si discostano dalla linea rovente dei Veil Of Maya tipici, e sono in brillante diluizione nella collezione delle tracce.

 

 

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Percussioni super speed alla velocità della luce nella terzultima Follow Me. Sono blast beats assurdamente rapidi come non mai in False Idol, tech  e death percossi da basslines rocciose e guitar riff altrettanto accelerati. Una traccia che trasuda di rancore nel cantato famelico e bellico al massimo. Nessuna vocalità pulita entra nella traccia, quasi impaurita guarda la ferocia mettere a ferro e fuoco il brano, che pur si dilata a distorcere la realtà in un paio di break down elettronici, psicotici e svenevoli, ma mera illusione dell’oasi nel deserto che resta rovente e infuocato. Una traccia che disorienta e confonde, bella.

 

 

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Siamo aggrediti da un’infestazione di insetti meccanici nell’opening di Tyrant, che arriva ad afferrarci e percuoterci nel caos che scatena con il growl più gutturale di Lukas Magyar. Il tono si fa minaccioso e sinistro sotto influenza di synth e conclude con sussurrato gutturale su accompagnamento di un piano inquietante e disarmonico. Le sensazioni che restano addosso sono di decadenza e disagio. Un brano potente nell’evocarle.

 

La traccia closer di False Idol, Livestream si macchia e tinge di progressive metal. Afflitta e ferita verso un concetto catartico espresso nel songwriting: quello dell’auto consapevolezza e dell’amarezza, che si lanciano nel baratro della morte auto inflitta del proprio idolo, il False Idol, il sé. E Livestream si chiude col vuoto, semplice, lascia punti di sospensione alla riflessione umana.

 

L’ultimo brano ci fa giungere al termine di un percorso sonoro  bevuto senza prendere fiato dalla coppa avvelenata dei Veil Of Maya. Un concept album che lancia uno spell verso l’ascoltatore. E cattura, affascina, torce e contorce, incanta. False Idol devia da un cammino di solo metal tradizionale, oscuro e rabbioso e distende pennellate incantevoli di textures e melodie dal tono luminoso. Dispone e dispiega lo strumentale tipico del sound dei Veil Of Maya per poterlo riformulare in un flusso radioso che pulsa di melodia con la propria ritmica di pelli e corde: vocali e metalliche.

 

In definitiva il disco si riconferma uno degli album che più attendevo, e che più ho gustato senza pietà lasciandomi trascinare dalla rabbia di passaggi dannati all’incanto dell’allure delle sue melodie.

 

Brani preferiti: Fracture, Overthrow, Doublespeak, Manichee.

 

 

 

 

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2 commenti su “VEIL OF MAYA. FALSE IDOL. Melodie luminose nell’oscurità sonora dell’ego.

  1. Mi ha fatto piacere leggere questa recensione molto dettagliata e tecnica, non ce ne sono del genere in circolazione, complimenti! Poche band di questa portata arrivano in Italia, i Veil Of Maya polverizzano e secondo me questo è l’album migliore.

    1. Ciao CoreOverAll, grazie del tuo feedback positivo. I Veil Of Maya sono una band preferita e ne abbiamo studiato a fondo l’ultimo capolavoro. Niente di più vero, è l’album più heavy e oscuro dei VoM e la potenza guadagnata con Lukas Magyar alle double vocals è unica. Continua a seguirci per restare sempre aggiornato su tutte le novità di SICK and SOUND. Alla prossima!

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