VOID OF VISION: HYPERDAZE REDUX, un concentrato di rabbia e dinamica in 8 featuring e 2 remix.

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VOID OF VISION: DA HYPERDAZE A HYPERDAZE REDUX.

 

 

 

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In piena pandemia e nella cornice di uno scenario di frustrazione globale, i VOID OF VISION, si riaffacciano dalla terra dei canguri con una versione remixata del secondo album in studio HYPERDAZE, pubblicato il 13 settembre 2019 tramite UNFD. Tornano il 5 marzo 2021 con HYPERDAZE REDUX e una nuova dose di rabbia che viene riversata su dieci tracce che, in origine, erano già state scritte a partire dall’odio, dal nichilismo e dalle emozioni allo stato più grezzo.

 

 

 

 

VOID OF VISION – HYPERDAZE REDUX:

8 FEATURING, 2 REMIX, + 50% HEAVINESS, + 100% DINAMICA

 

Recensione traccia per traccia

 

 

 

A partire dalla solida base di heaviness che caratterizzava la precedente pubblicazione, la formazione metalcore australiana spalanca una nuova porta sul mondo oscuro di Hyperdaze legato al vissuto personale del cantante Jack Bergin, con una nuova prospettiva che aggiunge tritolo sulla miscela incendiaria dell’album, otto featuring e due remix.

 

Hyperdaze era stato un album volutamente corrosivo, la cui produzione lasciava in superficie tutta l’abrasione strumentale e vocale, in linea con le tematiche oscure e l’animo tetro dell’album stesso. Lo avevo definito un album a lenta digestione che si sarebbe potuto iscrivere all’interno del genere aggro metalcore a tutto sferragliamento. Talvolta affannante, spingeva sul pedale dell’aggressione a tavoletta e costringeva ad ascoltare il disco tutto d’un fiato e in claustrofobia con una minima esposizione melodico-atmosferica, non sufficiente comunque a riprendere ossigeno.

 

 

 

 

Con questa premessa i brani che restano sul versante heavy delle cose si arricchiscono notevolmente grazie alle collaborazioni vocali, è il caso di Year Of The Rat, che continua a essere il brano stellare del disco e che in questa occasione si spinge nel territorio di competenza vocale di Jacob Charlton dai Thornhill. Il brano torna con uno squisito ritornello, un mestiere massiccio di bassi e accordatura bassa + breakdown che regalano quel boato adorabile per gli amanti del metalcore e una nebulizzazione di sintetizzato evanescente. Torna con la stessa ritmica furiosa e punitiva Babylon, stavolta con la presenza di Bobak Rafiee dai Justice For The Damned. Una traccia a tutta distorsione vocale e growl abissale, chitarre tanto in down-tuned da tuonare nei timpani, specialmente attraverso la sezione finale, tetra e nichilista.

 

Nella stessa compagine, un’altra delle collaborazioni più significative è indubbiamente quella con Jamie Hails dai compatrioti Polaris per il brano Slave To The Name. Chitarroni rampanti, bassi di piombo e un mastodontico breakdown creano la struttura sussultoria e blindata di un brano destinato al mosh istantaneo, con quelle sottili e fragili linee melodiche incastrate nelle intercapedini dell’heaviness grazie al pulito di corde, vocali e di chitarra.

 

 

 

 

Kenta Koie dai mostri dell’electronicore giapponese, i Crossfaith, entra spaccando la porta a calci nel brano Hole In Me, un pezzo altrettanto reboante in superficie, con un retroscena di elementi elettronici, in linea con il featuring stesso e di atmosferici futuristici. Non troppo diverso nel fragore dal brano originale, mette a segno lo stesso scenario aggrovigliato.

 

Laddove la rabbia è madre naturale del disco arriva Kerosene Dream con la presenza di Garrett Russell dai Silent Planet. Un pezzo con un giro di chitarra circolare magnetico e un tappeto ritmico variabile con accelerazioni nevrotiche e drumming furioso. C’è un apprezzabile palm muting di piombo che si fa largo prepotente all’interno dell’arrangiamento tellurico da cima a fondo. Un pezzo demolitore senza compromessi.

 

L’ultima collaborazione del disco è riservata a Kadeem France dai Loathe nel brano Splinter. Si tratta anche del pezzo che tira una linea sulla devastazione del nuovo album dei Void Of Vision, con l’ultima sfiammata in direzione di chitarre serrate e psicosi totale del tappeto ritmico. Nel caos perpetrato, il brano è uno Juggernaut spietato che procede mietendo vittime. Si ascolta in cardiopalmo totale con tiro micidiale e una minima chitarra melodrammatica sotto a un ritornello screamato a pieni polmoni.

 

 

 

 

A cavallo del territorio belluino e in allungamento sulla porzione melodica, la collaborazione con Lucas Woodland dagli Holding Absence per il brano If Only da cui i Void Of Vision prendono in prestito il cantato pulito per trasformare il ritornello in un momento di rivelazione melodica incastonata nella distruzione. La selezione apre anche uno squarcio su panorami che esulano dal metalcore tout court, la cui manifestazione più evidente è ritratta nel brano Decay, che grazie alla collaborazione con Ecca Vandal si spinge in un recondito territorio rap metal del tutto gustoso e il brano non solo funziona, ma martella per bene con un altissimo groove.

 

Oltre ai featuring, la selezione include due remix delle tracce originali, Adrenaline e Hyperdaze. Adrenaline è stata remixata con la collaborazione di Jon Deiley, mastermind della composizione dei Northlane. Questa traccia era già in origine orientata al trip mentale, ora deve alla collaborazione il massimo della propria esposizione elettronica pienamente EDM. Specularmente manipolata e remixata da Up Late, la traccia di chiusura Hyperdaze, nella quale l’influenza attinge all’elettronico nella variante più commerciale, mantenendo una forma di scheletro metal.

 

 

 

 

Hyperdaze Redux rivisita la versione originale per tornare a bruciare sulle frange più aggressive del genere ma porta con sé anche il valore aggiunto di uscire dal perimetro del singolo genere. Di questa versione a devastazione incrementata, le collaborazioni vocali sono apprezzabili e fondamentali perché reinterpretano di volta in volta ciascun brano, aggiungendo una componente distintiva: la dinamica. Nella precedente release ci si trovava di fronte a un compatto muro del suono, stavolta le tracce mettono a segno un impatto individuale sull’ascoltatore, facendo presa in modo diverso e riuscendo a distinguersi grazie ai diversi featuring. Questo è uno di quei rari casi in cui la versione remixata è migliore di quella originale.

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Year Of The Rat, Babylon, Slave To The Name, Kerosene Dream, Decay

 

 

Void Of Vision Hyperdaze Redux tracklist:

 

1. Year Of The Rat feat. Jacob Charlton dai Thornhill

2. Babylon feat. Bobak Rafiee dai Justice For The Damned

3. If Only feat. Lucas Woodland dai Holding Abscence

4. Slave To The Name feat. Jamie Hails dai Polaris

5. Adrenaline (Jon Deiley Remix)

6. Hole In Me feat. Kenta Koie dai Crossfaith

7. Kerosene Dream feat. Garrett Russell dai Silent Planet

8. Decay feat. Ecca Vandal

9. Splinter feat. Kadeem France dai Loathe

10. Hyperdaze (Up Late Remix)

 

 

 

 

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