WAGE WAR, la brutalità incontra l’equilibrio melodico in formula adamantina: PRESSURE.

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WAGE WAR

 

 

 

 

 

Dal debutto avvenuto col primo album in studio Blueprints nel 2015, i WAGE WAR hanno cavalcato l’onda di un successo e una popolarità in costante aumento nel genere metalcore fino a piazzare una seconda pietra miliare col sophomore Deadweight nel 2017. L’ascesa della formazione in quintetto da Ocala, Florida con Briton Bond, Cody Quistad, Seth Blake, Chris Gaylord e Stephen Kluesener ha innescato l’hype di uno degli album più attesi del metalcore di questo 2019: PRESSURE che è arrivato tramite Fearless Records il 30 agosto 2019. A questo punto colpire una fan base già consolidata diventa un must, e proprio a questo concetto si ispirano i Wage War per il terzo lavoro: il momento in cui la pressione è in grado di creare un diamante.

 

 

 

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WAGE WAR. PRESSURE.

Overview

 

 

 

 

Dodici tracce e zero interludi si snodano attraverso la brutalità e l’equilibrio melodico nel nuovo album Pressure. Si tratta di una collezione di tracce banger che chiedono un riavvolgimento pressoché immediato incastrate a una quantità pari di brani melodici e accessibili in versione radio edit. I Wage War si  rimettono in gioco mostrando una visibile progressione dall’ultimo album. Trasferiscono nel nuovo lavoro le caratteristiche forti del signature sound e mantengono il fulcro –core al centro, due aspetti fondamentali a partire dai quali partono all’esplorazione di nuovi mood e territori sperimentali. Il risultato finale è un prodotto che lascia il segno all’interno di un genere saturo di album marchiati tutti allo stesso modo.

 

 

 

 

 

WAGE WAR. PRESSURE.

Track by track review

 

 

 

 

Il mood dell’intero album è stabilito a partire dalla traccia opener Who I Am, uno dei brani indubbiamente più forti dell’intero disco. Con chiave nel catchy chorus magnetico, mette in vetrina l’equilibrio per cui i Wage War sono distinguibili, le double vocals nella combinazione del clean, cortesia di Cody Quistad e harsh di Briton Bond. Fuori dal perimetro della linea vocale, il brano è costruito su un’architettura di riffing con caratura tecnica, strutture poliritmiche e breakdown a volontà. Sin dall’attacco, il brano stabilisce un solido headbanging. L’aggressività evolve sul melodico del favoloso ritornello traendo espressività anche dalle lyrics relazionabili: “Don’t forget I’m human, I’ve got the open wounds to prove it. And you don’t get to choose it, you don’t know who I am”.

 

Guarda il video ufficiale di Wage War – Who I Am:

 

 

Riffing stoppato e fulminante sulla strada maestra dell’heaviness aprono la seconda Prison, un altro grande brano in transizione su un catchy chorus ricantabile praticamente dalla seconda ripetizione. C’è un evidenza di basso pulsante intrecciato a una ritmica altamente coinvolgente, dove il groove è diluito sull’orecchiabilità e sulla dipendenza che conferisce il melodico del ritornello. Brani come questo, ricordano il sound di band come gli Of Mice & Men e mettono a punto un numero riavvolgibile. Occhio perché include anche un fantastico blegh all’1,33!

 

Nella terza Grave la formula metalcore è incorporata una dose di synth ed esclude del tutto le distorsioni vocali favorendo nell’interezza le clean vocals. Procede con una palpitazione elettronica di base e nella trama intreccia melodie. Siamo al primo numero radio edit, ma che nonostante tanta critica, ho trovato perfettamente miscelato nell’amalgama dato che non risparmia una dose di tosto drumming e quella dose di catchiness da stadio per cui i Wage War continueranno a lungo ad essere ricordati.

 

 

 

 

La virata sul perimetro sperimentale rientra in derapata con Ghost, dove l’apocalissi dell’adorato metalcore che pesta sul piede dell’acceleratore ritmico è istantanea premendo il tasto play. Ritorna il riffing tecnico ai confini del djent in congiunzione a variazioni ritmiche repentine, breakdown e ingrediente heavy a profusione. Come per Who I Am, il ritornello si apre sulle clean vocals di Cody Quistad e il verso è a fondo del mid-low growl abrasivo di Briton Bond. È un brano dinamico e ricco, con assolo centrale prolungato e gloria di riffing down tuned con bassi di piombo. Dal minuto 2,12 l’aggressività si spezza su un interludio arpeggiato e riverberato che, come ogni amante del metalcore sa, accumula potenza prima di esplodere su un breakdown o su quello che qui è un ritornello potente e indimenticabile.

 

Il nuovo dei Wage War ha messo a punto una selezione davvero bilanciata e colloca i pezzi melodici all’interno delle tracce stand out di questo Pressure. È così che arriva il prossimo esperimento, Me Against Myself con veste esclusivamente pop-esque se vogliamo. Una traccia melodica per intero, con allegri coretti e un arrangiamento minimale sul basso pulsante e le clean vocals, con una veste reminiscente dei nuovi I Prevail. Un numero decisamente fuori da ogni perimetro incendiario, ma con una quantità profusa di catchiness. Glissa in naturalezza sul prossimo brano che ne conserva la stessa matrice armonica, con plus valore nella base in beat elettronico attutito, Hurt. Ruotando intorno a un testo significativo e una veste electro-pop assesta la sua dose di coinvolgimento bittersweet accendendosi sull’energia del ritornello e spegnendosi sull’armonia malinconica dei versi.  Sul versante pop-esque ammiccante all’hard rock arena anche una traccia più avanti nella selezione, Forget My Name. Come per Hurt, una base elettronica scandisce la ritmica del pezzo con interessanti percussioni, che quando sovrastata dai chitarroni, o quando esclusivamente minimalista appoggia l’intera catchiness del brano. Si tratta di un pezzo commerciale ma carico fino alla coda di chiusura e con un buon groove di base. In chiusura subentra una breve outro che attinge al –core sul versante più spietato.

 

 

 

 

Dopo i numeri più commerciali arriva un banger del disco, il lead single Low che racchiude gli elementi forti del marchio di fabbrica e la musicianship iconica dei Wage War. Attacca con allure spettrale nel crescendo sintetizzato e un assurdo riffing, preludio della mina che viene sganciata senza mezze misure. Cosparso di linee di chitarra ancora tecniche e progressive, le corde fanno da traino alle sezioni più arroventate del brano, con un forte flair à la Achitects del nuovo album, con apice sui breakdown da capogiro e uno squisito ritornello ricantabile a pieni polmoni, luce nel buio. Low è uno degli episodi più solidi di metalcore moderno come il genere comanda, e un brano capace di installarsi permanentemente nella memoria. Un’adorabile corsa sfrenata sulle corde e sulle pelli, con squarci di incredibile melodico.

 

Guarda il video ufficiale di Wage War – Low:

 

 

La transizione vuole che si arrivi a un brano ancora contaminato dall’elettronico con una forte valenza djent e uno scheletro spigoloso all’interno delle cui intercapedini è riversata una porzione di orecchiabilità. The Line. Il pezzo è in grado di caricare l’ascoltatore con tanto di brevi cori che aizzano la linea vocale e un incastro perfetto di harsh vocals e clean vocals. Nel retro il synth fa un lavoretto sublime come riempitivo melodico mentre in superficie un matematico riffing breve ultra aderente a pelli e bassi, contribuisce a creare una struttura sussultoria, altamente coinvolgente fuori dal perimetro metalcore, ma dentro quello dell’energia e della potenza. I Wage War mettono qui a segno l’ennesimo anthemic chorus.

 

All’altro versante del melodico un pezzo da vero mosh, specularmente al nome: Fury. Un pezzo da metalcore blindato e martellante su blast beast e quantaltro sia descrivibile con la nevrosi da doppio pedale. Breakdown apri voragine, ritmica scavezzacollo e un cattivissimo ritornello in cori ultra carichi. Battente e inarrestabile, estingue ogni forma di linea vocale pulita e spintona pesantemente mentre distende delle linee sintetizzate drammatiche e oscure nel backdrop dell’arrangiamento. Gran bella storia.

 

 

 

 

Riffing mordi e fuggi per l’apertura di Take The Fight, che livella diverse linee di chitarra circolari, melodiche o stoppate in modo geniale per tutto il brano. Provate a isolarne la complessità di corde, resterete affascinati. Il pezzo ruota sulla formula classica di heaviness-catchiness o se vogliamo melodic, per quanto riguarda un ritornello ricco di emozione. Con un battente basso di reminescenza nu metal nel sottofondo, vengono intrecciate melodie e armonie a passaggi appassionati e chitarre rampanti.

 

Si arriva alla traccia di chiusura attraverso un viaggio attraverso emozioni e sensazioni diverse e 12 brani dotati ciascuno di una propria personalità. Si chiama We Will Never Learn e apre con un vibe atmosferico, per seguitare sul melodico con cui i Wage War decidono di chiudere la selezione. Con almeno due passaggi aderenti al metalcore degli Architects più recenti – all’1,22 e al 3,10 – il pezzo accoglie lunghi interludi da sospensione in synth, dove l’emozione è la veste più evidente del coinvolgimento facendo leva su una matrice più progressive metalcore e lyrical themes ancora vicine al sentire comune.

 

 

 

 

Pressure è una collezione di brani snodati tra stili e scenari diversi. Si tratta di un album dalla produzione ottima che valorizza la sperimentazione e che colloca le virate artistiche tra brani forti, in un amalgama omogeneo e per niente disconnesso. Brutalità elevata al quadrato del melodico regala un ascolto decisamente coinvolgente e appagante. Numerosi episodi di contaminazione elettronica sono intrecciati a capitoli radio edit, ritornelli indimenticabili e alla fusione iconica per eccellenza delle clean e harsh vocals Quistad-Bond. Non mancano gli insostituibili breakdown e sezioni strumentali demolitrici come il genere metalcore vuole. Sono i Wage War di sempre ma elevati all’ennesima potenza.

 

 

Rating: 9.8/10

Brani suggeriti: Who I Am, Prison, Ghost, Low, The Line, Fury, Will We Ever Learn

 

 

    Wage War – Pressure tracklisting:

 

1. Who I Am

2. Prison

3. Grave

4. Ghost

5. Me Against Myself

6. Hurt

7. Low

8. The Line

9. Fury

10. Forget My Name

11. Take The Fight

12. Will We Ever Learn

 

 

 

 

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