WHAT WE LOST e il secondo EP PRETEND TO SLEEP: il vissuto personale trasmesso attraverso l’emozione.

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WHAT WE LOST

 

 

 

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WHAT WE LOST. Dopo essersi affacciati sulla scena melodic hardcore nel 2018 con l’EP di debutto SHADES, la band modenese torna con il secondo EP PRETEND TO SLEEP il 7 febbraio 2020.

 

Il quintetto, che schiera il cantante Simone Galeotti, i chitarristi Riccardo Ibatici e Lorenzo Di Girolamo, il bassista Enrico Tosti e il batterista Andrea Barbieri, ha condiviso il palco di band come Underoath, Starset, Silent Planet, Fever 333, Tiny Moving Parts, Acres, Casey, Napoleon e molti altri.

 

Dal 2015 la band ha costruito una propria fan base esponendola a un prodotto sonoro fatto di influenze emo, alternative rock e shoegaze, che si fondono a un nucleo melodico. La musica come risposta ai problemi della vita, accanto a tematiche significative e all’introspezione, rappresentano il cardine del nuovo lavoro. I What We Lost tornano con una nuova proposta da tre brani, un concentrato di emozione e intensità su una formula bilanciata di melodia e aggressione.

 

 

 

 

WHAT WE LOST.  PRETEND TO SLEEP EP.

Track by track review

 

 

 

PRETEND TO SLEEP ruota intorno al vissuto personale del cantante Simone Galeotti, che scrive i testi dell’album ed espone l’ascoltatore allo spettro delle emozioni umane riflesse attraverso la musica: la solitudine, la rabbia, il rimpianto e l’amore.

 

Sono tematiche relazionabili quelle che avvicinano l’ascoltatore alla musica e all’emozione di questo secondo lavoro,  a partire da Lungs, un brano incentrato sulla solitudine e sul senso di abbandono. E se c’è una cosa che i What We Lost riescono a fare bene, è comunicare l’emozione collegata all’ispirazione lirica. Questo è tanto visibile nella linea vocale, che riesce ad arrivare al sentito comune con una velatura bittersweet appaiata agli istanti di strumentale minimalista. Questi passaggi attutiti attingono alla sfera melodica, dove i protagonisti sono anche drumming e guitar licks quanto mai cauti. Il minimal subisce una progressione ritmica verso un groove orecchiabile e un crescendo nell’intensità che va di pari passo allo screaming che subentrerà successivamente. Il tormento del cantato distorto si contorce su uno strumentale più audace, in giustapposizione alla controparte vocale malinconica. Contrapposti al minimalista sì, ma mai scollegati, gli strumenti di questi passaggi più decisi non si aggrovigliano, ma lavorano tutti insieme all’emozione. Bella la dinamica che è stata trovata qui, un  flusso e riflusso di melodia riflessiva e disperazione su quel tratto di heaviness miscelato con gentilezza al resto dell’arrangiamento. La transizione dall’uno all’altro aspetto è naturale e passa anche per un ritornello ricantabile.

 

 

 

 

Enough parte con un preambolo atmosferico su cui si innestano le clean vocals. É un brano sulla tematica della fine di una relazione e di uno stato costantemente ansioso, mentale e fisico, vissuto nell’indifferenza della controparte coinvolta; qualcosa su cui molti di noi potranno identificarsi. La nebulizzazione iniziale, lascia subentrare oltre al cantato, una chitarra pulita e una graduale sezione ritmica accattivante che cresce verso un climax. Un protagonismo di basso appoggia il passaggio su cui aleggerà il cantato pulito ripetendo la frase Am I better off dead? con sovra incisione di harsh vocals alla stregua dello scoramento dovuto alla tematica e a quella sensazione di non sentirsi mai adeguati e sufficienti. Anche qui la dinamica del pezzo non è scontata, dove l’indulgenza melodico-malinconica si sovrappone in parte alla disperazione.

 

 

 

 

Still ripercorre le orme tematiche di Lungs, dove i What We Lost discutono ancora la solitudine e l’abbandono. Se nelle precedenti tracce la variazione del riffing aveva agevolato le transizioni o le giustapposizioni, le ultimi emozioni di questo breve disco sono corroborate da un lavoretto di corde trainante. Una traccia più decisa e marcata, che procede affrettata sin dall’attacco con un’evidenza di bassi pulsanti sul fondo, e forse la più identificabile con il melodic hardcore tout cour. Si tratta di un brano con backing vocals, chitarre e ritmica più impetuose e una maggiore potenza specialmente in vista del catchy chorus.  Pur tuttavia non va ad escludere quei momenti più essenziali sul lato sensibile del suono e della melodia avvolgente, insiti nello spirito della formazione.

 

 

 

 

Il nuovo lavoro dei What We Lost non è solo una vetrina ridotta del talento della formazione modenese, ma riesce anche a stabilire un collegamento intimo con l’ascoltatore sulle tematiche e sulla loro rappresentazione attraverso la musica. Stabiliscono empatia, cosa che manca a molte altre formazioni. Si può andare a scuola di musica una vita e diventare il massimo del technical, ma l’espressività e il riuscire a trasmettere l’emozione non si apprendono da nessuna parte. I What We Lost ce l’hanno e lo dimostrano in questa breve selezione. Speriamo dunque di ritrovarli in una versione più lunga per tornare ancora a sentirci vicini e un po’ meno soli con chi della musica fa una medicina e ci suggerisce di fare altrettanto.

 

Rating: 9/10

Brani suggeriti: Lungs, Enough

 

 

WHAT WE LOST – PRETEND TO SLEEP EP tracklist:

 

1. Lungs

2. Enough

3. Still

 

 

 

 

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